
La difterite torna a preoccupare anche in Italia: ecco cos’è, come si prende, quali sono i sintomi a cui fare attenzione e la cura.
Malattia infettiva molto pericolosa e contagiosa, la difterite è causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae che, a sua volta, produce la tossina difterica. Sono due le forme principali della patologia: respiratoria e cutanea. La prima è quella più comune e coinvolge principalmente le alte vie respiratorie (gola, naso, tonsille e laringe), mentre la seconda interessa la pelle.
La difterite può essere contratta a ogni età, ma fortunatamente è disponibile un vaccino che mette al riparo dai rischi. Tuttavia, il fatto che esista una copertura non significa che le persone scelgano in massa di proteggersi. Il decesso della bimba avvenuto nei giorni scorsi in Italia ne è la prova.
La tossina difterica è molto potente perché è in grado di penetrare nelle cellule dei tessuti e ucciderle. Nelle vie aeree, ad esempio, la distruzione delle cellule e l’infiammazione dovuta alla tossina causano la nascita di una pseudomembrana formata da tessuto morto, batteri e cellule del sistema immunitario, che può causare ostruzione e soffocamento.
I sintomi, almeno in un primo momento, sono pressoché identici a quelli di una banale influenza: febbre, mal di gola, debolezza e ingrossamento dei linfonodi del collo. Nel caso di infezione cutanea, invece, si formano ulcere cutanee particolarmente dolorose.

Difterite: come si prende, diagnosi e cura
La difterite si trasmette da persona a persona tramite le secrezioni respiratorie (tosse, starnuti o goccioline emesse durante la respirazione) o, nel caso di infezione cutanea, attraverso il contatto diretto con le lesioni che provoca. Raramente, si prende toccando un oggetto contaminato.
Le persone più a rischio sono quelle che non hanno ricevuto il vaccino, mentre il tasso di mortalità più elevato si registra nei bambini. Generalmente, questa malattia ha un periodo di incubazione che va da 2 a 5 giorni, mentre la formazione della pseudomembrana avviene dopo 3 giorni dalla comparsa dei primi sintomi.
Ovviamente, prima si interviene e meglio è. Questo perché, in assenza di trattamento, può causare l’ostruzione delle vie respiratorie, quindi la morte. La diagnosi, oltre che sull’anamnesi, si ottiene con specifici esami di laboratorio. La cura, invece, viene somministrata durante un ricovero e isolamento ospedaliero, cosa che consente anche di evitare ulteriori contagi.









