
Cosa fare con l’acqua di San Lorenzo? La mattina dell’11 agosto non la gettate: rischiate di non vedere esauditi i vostri desideri.
Il 10 agosto non è soltanto la data in cui milioni di persone alzano gli occhi al cielo per assistere al meraviglioso spettacolo delle stelle cadenti, ma anche quella in cui si prepara l’acqua di San Lorenzo. Così come l’acqua di San Giovanni, questo rituale affonda le radici nella notte dei tempi e viene associato alla realizzazione dei desideri, alla prosperità e all’abbondanza. Farlo è molto semplice.
Non bisogna fare altro che mettere un po’ di riso crudo all’interno di un bicchiere o una ciotola d’acqua e lasciarla all’aperto tutta la notte. Non importa se lo posizionate sul davanzale, in balcone o in giardino, ciò che conta è che il bicchiere ‘guardi’ il cielo stellato di San Lorenzo. Se vi state chiedendo quanto riso usare, avete due alternative: un pugnetto a caso, oppure tanti chicchi quanti sono i desideri che vorreste vedere realizzati.

Cosa fare con l’acqua di San Lorenzo?
La mattina dell’11 agosto non dovete fare altro che prendere l’acqua di San Lorenzo e affidarla alla terra. Potete scavare una piccola buca in giardino o nella terra di un vaso, versarvi sia l’acqua che il riso e ricoprirla, oppure usare l’acqua in modo simbolico vicino all’ingresso di casa (magari per pulire l’uscio) e il riso nella terra delle piante. In entrambi i casi, i desideri che erano stati affidati al cielo vengono ‘seminati’ nella terra così da avere il tempo di ‘trasformarsi’ in realtà.
Questo rituale ha da sempre un duplice significato. Da un lato è collegato all’abbondanza, alla fertilità e alla prosperità, dall’altro alla purificazione, al rinnovamento e alla capacità di accogliere. E’ doveroso sottolineare che l’acqua di San Lorenzo è solo una tradizione popolare e non c’è alcuna evidenza scientifica a sostegno del suo reale ‘funzionamento’.









