nocciole ferrero
(Chursina Viktoriia/Shutterstock.com)

In seguito alla puntata di Report del 15 novembre sulle nocciole del centro Italia, la Ferrero ribatte al servizio televisivo chiarendo le proprie posizioni

Nella puntata di Report di lunedì 15 novembre è andato in onda un servizio riguardo la coltivazione di noccioleti nell’alto Lazio, precisamente a Viterbo. Report ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti che hanno accusato la Ferrero di contaminare con sostanze chimiche l’aria per combattere il problema dei parassiti. Un’ulteriore critica riguarda la mancanza di biodiversità nelle zone del viterbese, perché le coltivazioni dei noccioleti stanno soppiantando le piantagioni tipiche locali, come la vigna. A quanto sembra, quindi, secondo Report la biodiversità sta per essere eliminata a favore della monocoltura. Ma la Ferrero non è stata interpellata direttamente durante il servizio, quindi ha diffuso un comunicato stampa per controbattere alle accuse motivando ogni punto. Nel presente articolo ci concentreremo sulle argomentazioni dell’azienda produttrice di dolci e creme spalmabili più grande d’Italia.

I benefici delle coltivazioni di nocciolo

In Italia la coltivazione di nocciole copre solo lo 0,7% della superficie coltivata, nonostante le condizioni climatiche favorevoli, e le principali aree di coltivazione del nocciolo in Italia sono Lazio, Piemonte e Campania. Questa frutta secca è perenne e di conseguenza è più efficiente nel prevenire l’erosione del terreno, rispetto alle colture annuali. Inoltre, secondo uno studio dell’Università di Pavia i noccioleti presenti in Lazio e Campania hanno la capacità di catturare fino a 2,6 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Infine, il nocciolo richiede mediamente 3-5 trattamenti l’anno rispetto alle altre colture arboree come la vite o il kiwi che necessitano di 15-20 trattamenti l’anno.

La Ferrero e la sua mission

La Ferrero si è sempre impegnata nel rispettare l’ambiente e crede fortemente nella sostenibilità ambientale e non è da meno nella coltivazione delle nocciole. Infatti, la sua mission è di dedicarsi quotidianamente al miglioramento della qualità e alla sostenibilità di questa coltivazione. Riassumendo per sommi capi il modo di lavorare e di studiare le proprie materie prime, la Ferrero informa che i suoi terreni sono soggetti a misure di controllo biologico per combattere i parassiti come le cimici, permettendo di gestirli in modo ottimale con una minima quantità di input. Un primo obiettivo di Ferrero è raggiungere la tracciabilità delle proprie nocciole entro il 2023, in modo da monitorare la provenienza e le condizioni di produzione di questi frutti. Fino ad oggi, il livello di tracciabilità raggiunto è del 70%.

“Progetto Nocciola Italia” di Ferrero

Ferrero, vista la riduzione della superficie coltivata a nocciolo nel decennio 2000-2010, ha deciso di creare il Progetto Nocciola Italia, tramite cui – sottolinea l’azienda – “non possediamo, non conduciamo e non gestiamo nessuna azienda agricola”. Il progetto è nato per ripristinare e salvaguardare la coltivazione di nocciole di qualità e sostenibili in Italia, ma non nelle aree tradizionali di coltivazione. Infatti, è il Lazio la regione più ricca di noccioleti fin dagli anni Novanta costituendo quasi il 4% della superficie totale dei terreni coltivati.

La difesa di Ferrero

L’azienda piemontese ha tenuto a specificare quanto sopra perché non è rimasta soddisfatta dell’anteprima andata in onda nei giorni precedenti al servizio di Report. La multinazionale ha convenuto che l’informazione trasmessa agli ascoltatori sulla coltivazione della nocciola non è stata “né esaustiva, né completa, né obiettiva”. Ha notato molte imprecisioni e immagini forzate che non rappresentano correttamente il lavoro di migliaia di famiglie del viterbese che coltivano un prodotto agricolo di grande qualità, un’eccellenza italiana e che generano un valore condiviso nella comunità locale di oltre 90 milioni di €.