
I blackout per il caldo sono sempre più frequenti, ma si può chiedere un rimborso: ecco a chi spetta, e come presentare la domanda.
Con l’aumento delle temperature, in molte case del Paese e nelle attività commerciali si inizia a fare un uso massiccio di condizionatori e altri sistemi di raffreddamento. Questo, com’è normale che sia, mette a dura prova le reti elettriche e possono verificarsi blackout improvvisi. Stando alle regole stabilite dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), quanti restano senza corrente per troppo tempo durante le ondate di calore hanno diritto a un rimborso.
Ovviamente, il rimborso spetta soltanto se la colpa del blackout non dipende dagli utenti e se il gestore non rispetta gli standard di ripristino del servizio. ARERA ha stabilito che quanti hanno un contatore con fino a 6 kW hanno diritto a un indennizzo di 34,50 euro nel momento in cui l’interruzione dovesse superare i tempi massimi previsti dagli standard dell’Autorità. La cifra sale di 17,25 euro ogni quattro ore aggiuntive di buio, fino ad un massimo di 240 ore complessive di interruzione.

Come si chiede il rimborso per il blackout
E’ bene sottolineare che il rimborso per il blackout non spetta a chiunque non sia in regola con i pagamenti. Attenzione anche a un altro aspetto: se l’interruzione causa la rottura di un elettrodomestico, è necessario dimostrarlo con fotografie, ricevute e perizie tecniche. Per quanto riguarda la domanda per l’indennizzo, non è necessaria.
Il rimborso, infatti, viene riconosciuto in automatico perché il gestore registra il disservizio e il fornitore versa la somma direttamente in bolletta. Generalmente, l’accredito avviene entro 60 giorni dall’evento, ma potrebbero esserne necessari 180 se le utenze interessate sono parecchie.









