
Le piattaforme devono segnalare chi effettua più di 30 operazioni l’anno o ha ricavi oltre i 2mila euro
Se il giro d’affari è consistente, è necessaria la partita Iva. Cala la scure del fisco sulle piattaforme di vendite on line che, se le vendite superano le 30 di numero o i 2.000 euro di importo, sono costrette a comunicare i dati di vendita dei propri utenti. Il problema tocca tutte le piattaforme, da Vinted a eBay, da Wallapop a Catawiki.
Questo perché in Italia dal 20 novembre 2023 è entrato in vigore un provvedimento che individua termini e modalità di comunicazione dei dati sulle vendite di beni e servizi sulle stesse piattaforme, dando attuazione alla direttiva Ue 514/2021. Piattaforme che ora hanno l’obbligo di comunicare gli stessi dati realizzati dagli utenti. L’obiettivo di fondo è il contrasto all’evasione fiscale nei market place ma nel caso in cui le piattaforme siano sfruttate in modo saltuario, non ci saranno ripercussioni, soprattutto perché l’utenza non deve pagare le tasse. Diverso è il discorso è per chi mette su un giro d’affari più consistente, tale da dover aprire partita Iva.
La direttiva europea DAC7 tocca tutte le piattaforme che consentono una vendita di prodotti o servizi ai propri utenti e chi supera un certo importo guadagnato nell’anno solare (2mila euro), ha l’obbligo di compilare il modulo con i propri dati. Modulo da compilare in modo categorico una volta raggiunte le seguenti condizioni in un anno solare: effettuare almeno 30 vendite e/o intascare più di 2.000 euro. Se viene raggiunta una delle due condizioni, la persona fisica dovrà compilare un modulo ad hoc con nome e cognome, data di nascita, indirizzo, codice fiscale o partita Iva. Nel caso di persona giuridica: ragione sociale, indirizzo, numero di identificazione fiscale e partita Iva.
Oltre tali importi le piattaforme comunicano all’Agenzia delle Entrate di dati fiscali e l’Iban collegato agli account degli utenti che potranno quindi essere controllati. Se l’Agenzia delle Entrate valutasse la sussistenza di un’attività commerciale con vendite abituali, ecco che possono scattare le sanzioni: in Italia l’apertura di partita Iva è obbligatoria quando le vendite non sono sporadiche e portano a ricavi superiori ai 5.000 euro l’anno. Di conseguenze si dovranno pagare i contributi e le imposte sui ricavi.
I soggetti a cui si rivolge la direttiva DAC7 sono le piattaforme digitali. Con “piattaforma” si intende qualsiasi software accessibile agli utenti, compresi siti web e applicazioni mobili, che agisce da intermediario tra utenti allo scopo di svolgere un’attività volta al percepimento di un corrispettivo. Le attività incluse sono le seguenti: locazione di beni immobili, compresi gli immobili residenziali e commerciali, nonché qualsiasi altro bene immobile e spazio di parcheggio; servizi personali; vendita di beni; noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto. La comunicazione di questi dati permetterà all’amministrazione fiscale di individuare i contribuenti che non hanno dichiarato i redditi percepiti attraverso le piattaforme digitali.









