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La misura è intesa a ridurre il “danno sociale” arrecato ai giovani australiani e dovrebbe entrare in vigore dalla fine del 2025

Come certamente saprete, in questi giorni il Senato australiano ha approvato un divieto all’uso dei social media per adolescenti e bambini di età inferiore ai 16 anni. La misura è intesa a ridurre il “danno sociale” arrecato ai giovani australiani e dovrebbe entrare in vigore dalla fine del 2025. I giganti della tecnologia dovranno pagare multe fino a 49,6 milioni di dollari australiani [30 milioni di euro circa] se non rispettano le regole. La nuova legge, è stata approvata con il sostegno della maggioranza degli australiani. Tuttavia, il divieto assoluto ha scatenato la reazione negativa di diversi gruppi per i diritti dei bambini che avvertono che potrebbe tagliare l’accesso a un supporto vitale, in particolare per i bambini provenienti da contesti migranti, LGBTQIA+ e altre minoranze. I critici sostengono che potrebbe anche spingere i bambini verso aree meno regolamentate di Internet. I dettagli del divieto australiano restano poco chiari, come ad esempio come applicarlo e quali piattaforme copre. Inoltre i ragazzi e i loro genitori non saranno puniti. E la risposta di Meta alla legislazione australiana sul divieto non ha tardato ad arrivare La nuova legislazione è la più severa del suo genere a livello nazionale e arriva mentre altri Paesi si confrontano con il modo migliore per regolamentare la tecnologia in un mondo in rapida evoluzione. I dati di un sondaggio Ipsos mostrano che non sono solo gli australiani a sostenere un divieto totale dei social media per bambini e giovani adolescenti. Due terzi degli intervistati nei 30 Paesi, tra cui l’Italia, hanno affermato di essere favorevoli al divieto. In Francia, una quota ancora più alta di adulti [80%] ritiene che a coloro di età inferiore ai 14 anni non debba essere consentito l’uso dei social media né dentro né fuori la scuola. Questa convinzione era molto meno comune in Germania [40%], che è l’unica nazione in cui la maggioranza non sosteneva il divieto. In Italia il 64% dei rispondenti afferma che l’uso degli smartphone debba essere bandito nelle scuole. E il 72% ritiene che il divieto all’uso dei social per gli under 14enni debba essere applicato sia all’interno delle scuole che più in generale fuori da queste. Se non bastasse, per il 42% degli italiani anche l’uso di ChatGPT dovrebbe essere vietato all’interno delle scuole [erano il 31% nel 2023]. È interessante notare che dallo studio di Ipsos emerge anche che mediamente per il 62% degli intervistati la responsabilità di fornire una adeguata alfabetizzazione su tecnologia e sicurezza online è degli insegnanti, contro il 31% che ritiene invece che sia responsabilità dei genitori. Quota che in Italia sale al 70% rispetto al 24% che invece assegna ai genitori tale compito. Ed ancora, per il 60% degli italiani la scuola da troppo poco spazio allo sviluppo della creatività, mentre per il 58% dei rispondenti nel nostro Paese la scuola non si attiva a sufficienza nell’insegnare competenze come la comunicazione. A questi si aggiungono il 52% degli italiani che ritiene che la scuola non fornisca adeguato supporto agli studenti  per quanto riguarda le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale piuttosto che la capacità di programmare. L’impressione che se ne ricava è che vi sia la tendenza a punire, con i divieti, e a scaricare ogni responsabilità sul sistema educativo. Da tempo ci piace pensare alla responsabilità come response – ability: capacità di dare risposte adeguate. Che questa sia da parte del sistema scolastico o dei genitori, ma più correttamente di entrambi,  è un tema cruciale per lo sviluppo della società, al quale si presta troppa poca attenzione. È più facile vietare che educare. Ma invertendo l’ordine dei fattori il risultato cambia. Lo spiega bene De Bortoli in un suo editoriale per il Corriere della Sera quando, a commento della legge australiana, scrive che “Trattare la Rete come un oggetto da proibire […] è del tutto illusorio se non controproducente. E quello che è proibito è ancora più seducente. Irresistibile”. Fine di questo prologo.