
I dati di una recente INMA Subscriber Acquisition Master Class mostrano che il 22% delle aziende di informazione partecipanti utilizza paywall ibridi o dinamici. Questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalle dichiarazioni di 158 professionisti dell’informazione, provenienti da 41 Paesi, tra i quali l’Italia con i rappresentanti di GEDI e RCS.
Sebbene i modelli tradizionali continuino a prevalere [il 35% dei partecipanti ha utilizzato il freemium e il 27% i metered paywall], il sondaggio online ha rivelato la quota più alta di sempre di paywall ibridi o dinamici, pari al 22%. Questa cifra del 22% è confermata da un campione più ampio di 252 newsbrand sottoposti a benchmarking con INMA, ed è quadruplicata dal 2020, secondo le stime. Inoltre, il 38% dei partecipanti ha affermato di stare passando a un modello ibrido o dinamico o di avere intenzione di farlo nel prossimo futuro, il che segnala un cambiamento nel modo in cui le organizzazioni giornalistiche approcciano la definizione delle proprie offerte. Gli editori vedono finalmente funzionare i paywall dinamici, quindi molti stanno andando oltre la scelta binaria tra “gratuito e a pagamento” verso approcci più sfumati, basati sull’intelligenza artificiale, che bilanciano la volontà degli utenti di pagare, l’ottimizzazione dei ricavi e la realtà del mercato. Per anni, i paywall dinamici sono stati un po’ come le auto senza conducente: tutti ne parlavano, ma solo pochi li avevano implementati. Le cose ora stanno decisamente cambiando.
Per quanto riguarda uno strumento ancora molto efficace c’è da dire che la radio FM negli Stati Uniti ora può utilizzare amplificatori di geolocalizzazione, che consentono alle emittenti di trasmettere tre minuti di contenuti iperlocali ogni ora. In questo modo, come accade con gli smartphone , chi si sintonizza su un’emittente locale potrà ricevere contenuti e pubblicità legati a quel luogo, ma attraverso il ‘vecchio’ segnale hertziano. La misura mira a modernizzare la radio e a migliorare la sua efficienza commerciale negli ambienti di prossimità, ed è stata approvata all’unanimità dall’ente regolatore dei media, la FCC. GeoBroadcast Solutions, creatore della tecnologia di targeting geografico, sarà il grande beneficiario. Il provvedimento rimette sul tavolo il dibattito sull’equità nell’accesso alla pubblicità locale, che rischia di essere cannibalizzata dai grandi gruppi a scapito dei piccoli media.









