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Quando si accendono i termosifoni nel 2026? Ecco le date regione per regione e a quanto ammontano le multe per chi non rispetta le regole.

L’arrivo dell’autunno porta con sé il consueto interrogativo sulle date di accensione del riscaldamento per l’inverno 2026-2027. La normativa nazionale (DPR 412/1993, aggiornato dal DPR 74/2013) suddivide l’Italia in sei zone climatiche che determinano quando si accendono i termosifoni e il tetto massimo di ore giornaliere. I primi a far partire gli impianti, il 15 ottobre, sono i Comuni della Zona E, comprendente gran parte del Nord tra cui Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Brescia, Bergamo e Trieste, per un limite di 14 ore al giorno fino al 15 aprile.

Scendendo lungo lo stivale, la Zona D (Roma, Firenze, Genova, Ancona, Pisa) parte l’1 novembre (max 12 ore), mentre la Zona C (Napoli, Bari, Lecce, Cagliari, Salerno) attende il 15 novembre (max 10 ore). Le aree più calde d’Italia, ossia le zone A e B (Palermo, Catania, Messina, Lampedusa), accenderanno i radiatori dall’1 dicembre per 6 o 8 ore al giorno.

Libera da vincoli è invece la Zona F, che include località montane e rigide come Belluno, Cuneo, Trento, Sestola o Bedonia, dove gli impianti si attivano al bisogno. È bene ricordare che, in caso di anomalie termiche, i sindaci possono modificare i periodi di accensione dei termosifoni tramite apposite ordinanze.

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A quanto ammontano le multe?

Dopo aver visto quando si accendono i termosifoni, veniamo alle multe che rischiano coloro che non rispettano le regole. Le sanzioni possono essere più o meno pesanti, in base alla gravità della violazione, e vanno da 500 a 3.000 euro. Tralasciando la cifra, comunque alta, è bene obbedire alla legge per un altro grande motivo: il bene dell’ambiente.

Prima di riattivare la caldaia o l’impianto centralizzato, è consigliato far controllare gli impianti così da avere il massimo dell’efficienza e il giusto comfort casalingo. La semplice manutenzione, invece, si può fare in autonomia. Nello specifico, parliamo di: sfiatare i radiatori a impianto spento per eliminare l’aria intrappolata che impedisce all’acqua calda di circolare bene (basta aprire la valvolina con un cacciavite finché non fuoriescono le prime gocce d’acqua); rimuovere la polvere accumulata ed eliminare eventuali ostacoli, come copritermosifoni o mobili vicini, che impediscono al calore di diffondersi nell’ambiente.

Per chi possiede un impianto autonomo, è cruciale controllare la pressione sul manometro e richiedere il controllo periodico da parte di un tecnico specializzato prima delle prime gelate, evitando così lunghe attese e costi d’urgenza. Infine, non dimenticate che impostare la temperatura interna intorno ai 19 °C (rispetto ai 20 °C con tolleranza di 2 °C consentiti dalla legge) è la scelta migliore: garantisce un clima confortevole e sano e riduce sensibilmente i consumi in bolletta.