scrivere un libro

Paura della pagina bianca? Stress da prestazione? Non hai un posto tutto tuo? I problemi quando si vuole iniziare a scrivere un libro sono tanti e spesso ci si stanca ancora prima d’iniziare. Ecco allora 5 consigli per partire alla grande e portare a termine la missione

Dal blocco dello scrittore alla paura della pagina bianca

Diciamolo subito, il blocco dello scrittore non esiste. Immaginate di essere su un sentiero di montagna, non avete con voi né bussola né telefono, solo una mappa a cui vi affidate per andare avanti, senza di essa vi perdereste tra i mille sentieri della montagna, non potete proprio farne a meno. Ecco quando decidete di scrivere un libro la prima cosa che vi serve è una mappa, una mappa degli argomenti, una scaletta. La prima scaletta che diventerà il vostro indice. Prima di mettervi a scrivere, cosi come prima di andare su per la montagna senza indicazioni, la prima cosa da fare è avere una mappa definitiva che guiderà ogni vostro passo. Il blocco dello scrittore avviene quando si è smarrita la mappa. Se invece sapete sempre dove andare, come proseguire, cosa scrivere, niente potrà fermarvi. Certo scrivere la mappa non è cosi semplice e possono volerci anche anni.

Troppi volti nessun io

A volte il problema non è aver perso o fatto male la mappa ma averne troppe. Immaginate di essere sempre sulle stesso sentiero di montagna, siete davanti a diverse strade e non sapete quale prendere. A destra? O è meglio a sinistra? Forse bisogna salire e poi scendere. Entrare in quella grotta o seguire quel torrente? Avete diverse mappe, ognuna dice di andare da una parte e non dall’altra. Quale scegliere? Avere più scalette, più mappe, più opzioni può essere deleterio. Ricordate una destinazione, una e una sola mappa. Dovete prendere una decisione, scegliere una scaletta e seguire solo quella. Con decisione, dovete essere brillanti e dare un volto preciso alla vostra storia, un volto che si riconosca tra tutti gli altri, che emerga, un volto con un profondo e dettagliato io. Sarà l’anima della vostra storia. Un volto, un io, un obiettivo, una scaletta. Partite da qui.

Se non c’è conflitto non c’è storia

Il “trucco” per riempire tutti i punti della vostra scaletta sono i conflitti: scrivere può infatti essere sinonimo di creare problemi ai protagonisti. Più sono meglio è, ma devono essere armonizzati con tutta la storia, non solo un elenco di avversità. Dovete trovare il vostro stile, non abbiate paura di provare e riprovare di aprire e chiudere mille file, di stracciare mille fogli, ma una cosa è sicura dovete creare conflitti.

Una stanza tutta tua

Un problema potrebbe essere rappresentato dal fatto che non si ha un posto dove scrivere. A casa c’è troppo casino, o è troppo silenziosa, al bar il tavolino è piccolo, al pub ci sono troppe distrazioni, al parco troppo relax..ma allora? Una soluzione anche se può non piacere è rappresentata dal trucco “alba”. Eh si amici l’alba è un momento perfetto per scrivere, il telefono non squilla, la casa è silenziosa, e la mente appena sveglia è molto più reattiva che la notte o la sera tardi. Inoltre potete prendere spunto da qualche sogno per finire un capitolo.

Ripensamenti

Dopo aver scritto un bel po’ di pagine è normale avere dei ripensamenti. Tutti, ma dico proprio tutti gli scrittori, dopo aver terminato la loro fatica, o dopo aver scritto molto, provano un senso d’incompiutezza e di vuoto. È una sensazione di depressione normalissima. Come avviene dopo aver dato un esame all’università. Stessa cosa vale per la sindrome dell’impostore che è sempre in agguato quando si sta facendo qualcosa d’importante per la nostra realizzazione personale.

La sindrome dell’impostore (dall’inglese impostor syndrome, o anche impostor phenomenon) è un termine coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes per descrivere una condizione psicologica particolarmente diffusa fra le persone di successo, caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore persistente di essere esposti in quanto “impostori”. A dispetto delle dimostrazioni esteriori delle proprie competenze, le persone affette da tale sindrome rimangono convinte di non meritare il successo ottenuto o di non essere in grado di portare a termine qualcosa in cui si son sempre ritenute performanti e talentuose. Esso viene tipicamente ricondotto a fattori quali la fortuna o il tempismo, oppure ritenuto frutto di un inganno o della sopravvalutazione degli altri. Secondo lo studio originale, la sindrome dell’impostore sarebbe particolarmente comune fra le donne di successo.

Ecco questi sono solo alcuni dei consigli, sicuramente anche voi ne avete altri, a volte è più facile scrivere un manuale di scrittura che un romanzo. Vi auguro allora nulla dies sine linea e chissà magari prima o poi leggerò il romanzo di qualcuno che ha letto questi consigli.