Castello di San Michele, Santa Maria del Cedro

Sono sei le mete calabresi più ricercate dai turisti che amano avventurarsi alla scoperta di arte, storia e natura

Dopo i mesi difficili vissuti per via della pandemia, per i loro viaggi gli italiani hanno sviluppato un’incontenibile voglia d’Italia. E così, la scoperta del vasto patrimonio culturale italiano, fatto di arte, storia e natura, è alla base delle partenze che si stanno programmando, il tutto sempre con un occhio alla sostenibilità, il vero must del turismo di quest’anno. Tra le regioni più ambite da visitare, c’è sicuramente la Calabria, che vanta un inestimabile ricchezza tra beni storici, artistici e naturalistici. I luoghi calabresi che meglio rispecchiano le nuove esigenze di viaggio, sono le sei mete quest’anno scelte anche per le Giornate Fai di Primavera, ossia: il Parco archeologico di Laos a Santa Maria del Cedro (Cosenza); il Sito paleontologico di Cessaniti (Vibo Valentia); Portigliola (Reggio Calabria); la Grangia di Sant’Anna a Montauro (Catanzaro); il Borgo medioevale di Paludi (Catanzaro) e la Torre Fasana di Strongoli (Crotone).

Parco archeologico di Laos

Il Parco archeologico di Laos copre un’area di circa 60 ettari e costituisce l’area di maggiore interesse storico-culturale dell’intero territorio dell’Alto Tirreno Cosentino. Situato sul colle di San Bartolo, l’impianto urbanistico dell’antica città di Laos si presenta come un insieme di resti che testimoniano l’importanza di questa colonia achea che si rese autonoma in seguito all’invasione da parte di componenti etniche non greche. Oltre al parco archeologico è possibile visitare nel borgo antico di Santa Maria del Cedro, la chiesetta di San Basilio, il Palazzo Cefalà e il Museo del Cedro, dedicato alla coltivazione dell’omonima pianta, varietà liscio diamante qui diffusissima – grazie al microclima unico caratterizzato dall’incontro di correnti che provengono dal mare e dalla montagna – e particolarmente legato alla cultura ebraica. Di grande fascino sono anche i ruderi del Castello Abatemarco, meglio conosciuto come Castello di San Michele, una costruzione di epoca normanna con abazia annessa da cui è possibile godere di incredibili tramonti stando, ancora una volta, immersi e sospesi tra natura e storia.

Sito paleontologico di Cessaniti

L’importanza del sito paleontologico di Cessaniti, e più in generale dell’area di Capo Vaticano, è legata alla grande quantità di fossili rinvenuti a partire dall’Ottocento. Situato a circa 10 km da Vibo Valentia, il sito è formato dalle Cave di Brunia e Forcone: una grande cava di sabbia bianca, ricca di fossili anche visibili con un meraviglioso panorama sullo sfondo. La visita a questo luogo speciale, un unicum nel contesto delle risorse geologiche calabresi, accompagnerà i visitatori sul fondo di un antico mare, alla ricerca degli animali che lo popolavano, nascosti e ancora intrappolati nella sabbia che li ha custoditi per anni. Pesci, molluschi e mammiferi, sia marini che terrestri, qui rinvenuti, hanno permesso di studiare e comprendere l’evoluzione ambientale e geografica del territorio nel corso dell’era Tortoniana (oltre 7 milioni di anni fa), nonché di dare impulso alla divulgazione della paleontologia e all’esposizione museale. In paese invece, si potrà visitare il borgo antico, e ammirare la Chiesetta di San Basilio e il Palazzo Cefalà.

Portigliola

Poco lontano dal tratto sud dalle mura di cinta di Locri, nel comune di Portigliola, sorge il monumento più significativo del periodo tardoantico (V-VII secolo d.C.): il palatium in contrada Quote S. Francesco. Si tratta di un complesso eccezionalmente conservato di cui facevano parte un edificio termale e un nucleo residenziale, forse articolato originariamente su due piani, un tempo creduto una chiesa paleocristiana. Il palatium era la residenza fortificata di un potente dominus, forse al centro di un’ampia proprietà terriera, sviluppatosi in un momento storico in cui la società si trasformava e assumeva l’aspetto che sarà caratteristico dell’età medievale. La vita del palatium di Quote S. Francesco si protrasse fino al VII secolo d.C. quando le incursioni arabe e il diffondersi della malaria provocarono il definitivo abbandono dell’area e portarono allo sviluppo di Gerace. La Torre di Palepoli, è stata così identificata nei documenti del XVI secolo presumibilmente perché posta a ridosso dell’antica città di Locri Epizephiri, detta anche “dei corvi” o “di Gerace”. È situata a poca distanza dalla fiumara di Portigliola e la forma perfettamente cilindrica riporta ai modelli angioini. Inizialmente avrà avuto la funzione di torre di avvistamento o anche di faro e certamente è stata posto di guardia nel Cinquecento. Molto danneggiata nel terremoto del 1907, negli anni seguenti ha subito ulteriori mutilazioni.

Grangia di Sant’Anna e Montauro

Situata nell’estrema parte meridionale del territorio di Montauro su un pianoro che si affaccia su una lunga fascia della costa ionica, la Grangia di Sant’Anna domina un vasto territorio fortemente impregnato dalla presenza di strutture produttive, che si ha ragione di ritenere risalenti ai cicli monastici, casali di campagna, frantoi, magazzini, mulini. Proprio nei pressi della stessa Grangia, lungo il torrente che scende rapidamente verso il mare sono ancora visibili gli impianti di 5 mulini che, collegati da un percorso in pietra, compongono un sistema architettonico e ambientale unico in Calabria. Il termine grangia anticamente indicava inizialmente un luogo atto a conservare il grano, ma successivamente assunse il significato di azienda agricola con terreni e pascoli di pertinenza ecclesiastica.

Il borgo medioevale di Paludi

Il borgo medioevale di Paludi, con le sue antiche chiese, si trova nella Sila Greca orientale, immerso nella bellissima macchia mediterranea. Qui è possibile ammirare la chiesa matrice di San Clemente, del XVI secolo, di notevole interesse storico e architettonico; la chiesa di S. Antonio o S. Maria di Nazareth, costruita nel XVI secolo su un panoramico pianoro; la chiesa dell’Immacolata Concezione, del XVII secolo; la chiesa della Madonna del Soccorso, edificata nel Seicento sui resti di un oratorio basiliano in una zona chiamata “i rutte” per la presenza di numerose grotte eremitiche nei dintorni; la chiesa della Madonna del Carmine, costruita nel XIV secolo all’esterno del centro abitato come rifugio per i fedeli che scampavano all’epidemia della peste nera.

Torre Castello Fasana

Torre Fasana è un’antica casa fortezza circondata da un ampio parco sulla costa jonica della Calabria, in prossimità dell’oasi protetta della foce del fiume Neto, area naturalistica tutelata come Sic (sito di interesse comunitario) e Zps (zona di protezione speciale). Bene vincolato del Ministero per i Beni e le Attività culturali dal 2012, il complesso è costituito da edifici merlati, arricchiti di preziose maioliche fiorentine che ricordano gli artistici centri rinascimentali del centro Italia e una cappella dedicata al culto mariano, ad aula unica e portale centrale con soprastante ogiva e piccolo campanile a vela monofora. Il castello, edificato intorno all’antica torre, è una costruzione complessa e dallo stile neo-medievale, sottolineato dalla bicromia della cementizia di pietra gialla e rossa e merli a coda di rondine, capitelli, iscrizioni, armi e blasoni: tutto è accuratamente predisposto nella sapiente regia del progettista affinché da qualsiasi punto la si ammiri se ne possa godere tanto dall’esterno quanto all’interno la magica fiabesca teatralità.