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Dal creatore del documentario rivoluzionario Cowspiracy arriva Seaspiracy, un seguito che mette in luce le verità allarmanti – e non ampiamente conosciute – sulla distruzione ambientale diffusa nei nostri oceani causata dal comportamento umano. 

Il regista Ali Tabrizi inizialmente si proponeva di celebrare il suo amato oceano, ma invece si è ritrovato a esaminare il danno che gli umani infliggono ai mari vulnerabili. Dalla plastica e dagli attrezzi da pesca che inquinano le acque, ai danni irreparabili della pesca a strascico e delle catture accessorie, alla pesca illegale e alle pratiche di caccia devastanti, l’umanità sta devastando la vita marina e, per estensione, l’intero pianeta. Ciò che Tabrizi alla fine ha scoperto non solo sfida le nozioni di pesca sostenibile, ma sconvolgerà chiunque abbia a cuore le meraviglie della vita oceanica.

Questo film trasformerà radicalmente il nostro modo di pensare e agire sulla conservazione dell’oceano.” – spiegano gli autori di “Seaspiracy” – È giunto il momento di concentrare le nostre preoccupazioni ecologiche ed etiche sui nostri mari e sui suoi abitanti.”

E’ possibile rendere l’attività della pesca un’azione antropica completamente sostenibile? Il documentario ‘Seaspiracy’ s’interroga su questa domanda, suggerendo una risposta purtroppo negativa e sottolinenado il bisogno di una “trasformazione radicale del nostro modo di pensare e agire sulla conservazione degli oceani”.

‘Seaspiracy’, disponibile su Netflix a partire da mercoledì 24 marzo, è stato accompagnato durante il lancio da numerose polemiche, in particolare da John Connelly, presidente del National Fisheries Institute, che parla apertamente di “propaganda” basata su “esagerazioni, menzogne e teorie del complotto”.

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“Quando produci un pezzo di propaganda vegana di novanta minuti e lo definisci un “documentario” è falso “, ha detto il presidente della NFI John Connelly.

Ma i creatori hanno un’idea completamente diversa: “Questo film trasformerà radicalmente, e per sempre, il modo in cui noi pensiamo e agiamo per la tutela dell’oceano. È arrivato il momento di focalizzare le nostre preoccupazioni ambientali ed etiche sui mari e sulle creature che li abitano. Inizia una nuova era legata al modo in cui trattiamo l’habitat più importante del nostro Pianeta”

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‘Seaspiracy’ rappresenta l’esordio per Ali Tabrizi, che si è occupato di regia, direzione della fotografia, riprese e montaggio. A produrre il documentario è stato Kip Andersen, co-regista e produttore di un altro titolo controverso, presente su Netflix: ‘Cowspiracy’ (2014), racconto di come l’industria animale contribuisce grandemente alla crisi ambientale.