Uno studio di Science ha confermato una riduzione di Omega 3 nel plancton, è un’altra conseguenza dell’innalzamento delle temperature

Gli Omega 3 sono grassi polinsaturi necessari all’uomo, ma che quest’ultimo non è in grado di produrre da solo, per questo deve assimilarlo tramite alimentazione. Da sempre siamo abituati a pensare che una delle grandi fonti da cui trarre Omega 3 sia il mare ed effettivamente è proprio cosi; la maggior parte di questo nutriente lo ricaviamo dal pesce, soprattutto dalle sardine, sgombri, alici, salmone e molluschi.

Un recente studio, pubblicato su Science, ha permesso di portare alla luce un nuovo problema. Questa ricerca ha infatti mostrato come i livelli di Omega 3 contenuti nel plancton siano diminuiti nel corso degli anni. Questo calo porterebbe ad enormi ripercussioni per tutto l’ecosistema marino e per l’uomo.

Alla base del problema ci sarebbe l’innalzamento delle temperature dei mari. É ben noto infatti che livelli maggiori di Omega 3 siano riscontrabili nel pesce che abita le zone più fredde dei mari e non è una quantità di poco conto, visto che si parla di almeno 3 volte quella che si trova nelle zone più calde. L’attuale innalzamento delle temperature porterà di conseguenza ad una diminuzione di questo grasso nel plancton e poi nell’intero ecosistema.

Lo studio

Per verificare questa teoria, alcuni studiosi della Woods Hole Oceanographic Institution hanno ricercato questa concentrazione di acidi grassi, per osservare un’ eventuale relazione con l’innalzamento delle temperature. L’esame ha preso in considerazione 930 campioni di lipidi planctonici, raccolti in 146 siti diversi tra il 2013 e il 2019. Il risultato ha fatto emergere ben 1.500 tipi diversi di grassi, confermando l’ipotesi: temperature più alte portano ad una diminuzione degli Omega 3 presenti nel plancton.

Questa situazione andrebbe ad influire molto negativamente sulla nostra alimentazione, visto che questi grassi sono per noi fondamentali e alla base di un corretto funzionamento del nostro organismo. Mai come ora è necessaria un’inversione di rotta, viste le dure ripercussioni che questo problema avrà anche sulla nostra salute.