Nutri-score
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Si discute sul destino del Nutri-score, l’etichetta a semaforo, apposta sui prodotti. Esistono metodi migliori per informare il consumatore?

La consapevolezza riguardo il cibo che si acquista è uno dei temi più spinosi di sempre. Il consumatore ha a disposizione diversi strumenti che gli permettono di conoscere i prodotti che sta per comprare, uno di questi è il Nutri-score. Si tratta di un’etichetta a semaforo, che va ad assegnare ai cibi un determinato colore e punteggio (da A ad E), per indicare quanto questi siano sani. Chiaramente il verde denota un prodotto salutare, mentre il rosso un cibo da evitare. Questo sistema si basa sulla quantità di zuccheri, grassi e sale contenuti in 100 grammi di prodotto.

Il sistema è stato inventato dalla Francia, appoggiato dalla Germania, ma aspramente criticato da Paesi come l’Italia e la Svezia, che non lo ritengono un valido aiuto per indirizzare il consumatore verso un sistema di alimentazione corretto.

Perché ‘Italia è contraria al Nutri-score?

Questo tipo di etichetta è da tempo fortemente criticata da molte personalità italiane del settore, oltre che dal nuovo governo. Questo perché il nutri-score tenderebbe a penalizzare i prodotti di origine protetta del nostro Paese, alimenti cardine della dieta mediterranea, come l’olio extravergine di oliva. Si tratta di una penalizzazione di circa l’85% delle nostre specialità. Coldiretti lo ha definito un sistema che va ad escludere dalla nostra alimentazione alimenti sani e soprattutto naturali, a vantaggio di cibi artificiali e sintetici. Questo a causa della sua incompletezza, dovuta alla scarsità di nutrienti considerati nell’elaborazione dell’etichetta e senza tenere conto delle porzioni che, se ben equilibrate, possono essere indice di una dieta sana. Per questi motivi l’Italia da sempre richiede un parametro di valutazione diverso, basato su valori nutrizionali più completi e che tenga conto delle quantità consigliate di ogni alimento.

La decisione finale slitta al 2023

La discussione e la conseguente decisione di adottare un parametro di valutazione differente è slittata al secondo trimestre del 2023. Secondo Coldiretti, il posticipo potrebbe essere un buon segno, perché confermerebbe la perplessità riguardo questo tipo di etichetta e la necessità di adottarne una più completa.