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(shutterstock.com)

La crudezza di alcune im­magini diffuse ha indotto il Garante ad ammonire la mamma, valutando che la stessa abbia violato obblighi prescritti dal codice deontologico del giornalismo

Il Garante della privacy ha imposto nuove disposizioni al giornalismo, in particolare nel provvedi­mento n. 206/2024, relativo al caso di post e foto di una donna disabile, caricati su profili social dalla mamma della stessa, allo scopo di sollevare l’at­tenzione dei media sulla figlia, vittima di aggressioni e non adeguatamente assistita. La crudezza di alcune im­magini diffuse ha indotto – si legge su Italia Oggi, in un articolo di Antonio Ciccia Messia – il Garante ad ammonire la mamma, valutando che la stessa abbia violato obblighi prescritti dal codice deontologico del giornalismo.

In particolare, la signora avrebbe violato le norme “sul dovere di essenzia­lità dell’informazione giorna­listica e sull’obbligo di rispettare la dignità delle persone gravemente malate”. Il principio applicato dal Garante afferma che “anche ai post online, pubblicati sui profili social, si applicano gli articoli 136 e seguen­ti del Codice della privacy (dedicati al giornalismo) e le regole deontologiche del giorna­lismo (approvate con il provvedimento n. 491 del 29 novembre 2018).

“Questo orientamento deve essere, quindi, conosciuto e ponderato da tutti coloro che postano su Internet, che sia­no o no giornalisti. Infine, deve trattarsi di post finalizzati – proseguono da Italia Oggi – alla pub­blicazione o diffusione anche occasionale di testi e/o imma­gini, similmente a quelli diffusi da una testata giornalisti­ca online o da un blog o simi­li. Rientrano, quindi, in que­sto ambito testi e immagini, con cui si descrivono e si illu­strano situazioni di presunti disfunzioni del servizio di istruzione oppure si racconta di condotte tenute dai docen­ ti, dal personale della scuola e da esponenti delle autorità scolastiche, amministrative e politiche”.

ln caso di violazione, il Codice della privacy (articolo 166. comma 2) prevede che il Garante possa irrogare san­zioni amministrative fino a 20 milioni di euro.