Sri Lanka agricoltura biologica e transizione ecologica
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Il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, nel 2019 aveva promesso di rendere il suo paese il primo al mondo per agricoltura biologica. Dopo diversi tentennamenti e rettifiche, ora ha ritirato il progetto

L’incertezza del governo dello Sri Lanka

Lo Sri Lanka fino a qualche mese fa voleva convertire il suo settore agricolo utilizzando solo ed esclusivamente concimi biologici entro i prossimi 10 anni. Ma dall’annuncio del presidente Rajapaks nel 2019 a marzo 2021 non era ancora stato attuato nulla in questa direzione. Infatti, più del 90% degli agricoltori stanno utilizzando tuttora concimi di sintesi.

A febbraio il governo aveva comunicato un aumento dei casi tumorali tra la popolazione causati dall’utilizzo dei fertilizzanti. Perciò aveva presentato un piano per aumentare la diffusione dei concimi biologici, vietando l’ingresso in Sri Lanka di tutti i fertilizzanti di sintesi. Questi ultimi avevano, inoltre, provocato l’emissione di un pericoloso gas serra che ha peggiorato i problemi di salute e i danni ecologici. Qualche settimana fa di nuovo un passo indietro, autorizzando le importazioni dei fertilizzanti minerali per sostenere i coltivatori di tè, che altrimenti avrebbero subito cali di produzione. Questa decisione rimane invariata fino a che lo Sri Lanka non riuscirà a produrre da sé tutto il concime biologico necessario.

Mancanza di fondi economici a sostegno dei cittadini

Nel 2020 il governo sperava che vietando le importazioni di concimi minerali si ottenesse un grosso taglio delle spese, portando benefici al bilancio dello stato. L’accelerazione verso l’agricoltura biologica era dovuta proprio a ragioni economiche, ovvero per cercare di salvare il paese dalla crisi. È chiaro che avviarsi verso una transizione ecologica e biologica comporti lo sviluppo di piani economici a sostegno dei cittadini, ma questo lo Sri Lanka non lo aveva considerato. Il paese dell’Asia meridionale aveva stanziato degli incentivi per l’acquisto di concimi biologici e dei fondi per acquistarli dall’estero, senza considerare un aiuto per il calo di produzione interno. Nonostante tutto, l’esperienza di questo paese è utile per comprendere che sono necessari molti più fondi e più tempo affinché la transizione possa avvenire con successo. D’altronde circa il 95% degli agricoltori srilankesi sono favorevoli al passaggio verso il biologico ma necessitano di più aiuti economici.