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Dall’Olanda e dal Messico i nuovi manti stradali auto-riparanti

Dall’università di Delft nasce il nuovo asfalto auto-riparatore. Punto di svolta sono le sue fibre metalliche che dovrebbero consentire sia di riparare le piccole lesioni, prevenendo così la formazione di buche più ampie e profonde, sia la ricarica dei veicoli elettrici che vi transitano sopra.

Il progetto olandese

Nel primo caso è però necessario anche l’uso di una macchina ad induzione, una sorta di magnete che produce grande quantità di calore, necessario per il processo di “guarigione”. Nel secondo caso è davvero possibile, secondo lo scienziato Erik Schlangen dell’Università di Delft, caricare le auto elettriche al solo transito, purché queste siano dotate di sistemi di ricarica wireless, capaci di catturare l’elettricità che passa sotto il manto stradale.

Un complesso del genere potrebbe consentire alle auto di risparmiare carburante. Nell’asfalto normale infatti il rotolamento provoca costantemente la formazione di microscopiche fossette, che aumentano lo sforzo richiesto all’automobile per avanzare. Diminuendo la rugosità dell’asfalto invece si potrebbe raggiungere, secondo i primi test, una diminuzione dei consumi pari al 3%. Infine, aggiungere speciali batteri alla mescola d’asfalto, capaci di produrre carbonato di calcio, potrebbe essere un’ulteriore soluzione per aumentare la longevità delle strade. Ma il costo complessivo di tale asfalto sarebbe del 25% più alto rispetto al tradizionale.

Il progetto messicano

Parliamo invece del caso messicano. Lo studente Israele Antonio Briseño Carmona ha sviluppato la formula rivoluzionaria fondendo pneumatici riciclati e mescolandoli ad una serie di additivi chimici. L’impasto sfrutta l’acqua piovana come catalizzatore per la propria rigenerazione, così, invece di costruire strade che si sgretolano con le piogge, è l’acqua stessa che spinge il manto stradale a formare silicati di calcio autoriparandosi. “I danni sono causati dalla pioggia che si infiltra nella base dell’asfalto, indebolendo le strade e creando cedimenti […] È così che è nata l’idea di trasformare un grande inquinante in un agente catalizzatore […] Attualmente ci sono già asfalti che si auto-rigenerano, ma nessuno di essi usa l’acqua come mezzo di rigenerazione, ancor meno fatti di pneumatici” dichiara Carmona. Il progetto è in attesa di approvazione per poter essere prodotto in massa. Nel frattempo è stato vincitore del primo premio nazionale al James Dyson Award del 2019.