Arte povera

Oggi più che mai l’Arte tende a dare messaggi di attenzione all’ambiente. E l’arte povera sembra esserne l’anticipatrice

L’Arte Povera nasce intorno agli anni Sessanta (1962 – 1977) nel panorama Italiano ed Europeo. E’ una corrente artistica considerata uno dei movimenti più influenti e significativi di quegli anni. Più che un linguaggio pittorico un’attitudine.

L’espressione arte povera è stata coniata da Germano Celant, nel 1967 e viene proprio dalla caratteristica fondamentale di questo movimento ovvero l’uso, da parte degli artisti, di materiali comuni come terra, rocce, abbigliamento, carta e corda per realizzare l’opera d’arte.

Secondo Celant la peculiarità di questo movimento consiste nello sviluppare una relazione tra l’opera e l’ambiente dando così rilevanza anche agli elementi che la compongono.

La povertà è un valore per l’arte. Infatti gli artisti rinunciano all’opulenza della forma e  si rivolgono alla radicalità dei segni e di cose semplici ma dal grande potenziale espressivo.

Emblematica di questa corrente è l’opera la “Venere degli Stracci”, di Michelangelo Pistoletto, uno dei maggiori esponenti di arte povera, che unisce classicità della scultura e attualità dell’istallazione, che oggi è più attuale che mai attraverso tematiche come quelle relative al consumismo e all’ambiente.

La contemporaneità è significativa se si osservano le opere più importanti del movimento, in quanto si nota il contrasto tra materiali non lavorati e riferimenti alla cultura del consumo. Credendo che la modernità potesse minacciare di cancellare il senso della memoria e tutti i segni del passato, il gruppo dell’Arte Povera ha cercato di porre a confronto il nuovo e il vecchio.

Gli artisti, soprattutto quelli italiani, hanno evocato alcuni degli effetti della modernizzazione e come essa tendesse a distruggere esperienze di località e memoria mentre si spingeva sempre più avanti nel futuro.

Quello che sta tuttora accadendo. Dove stiamo andando? La modernità cancellerà il passato? Il consumismo distruggerà il nostro pianeta?