Installation view of L’arcobaleno risposa sulla strada , 2022, Istituto Svizzero, Roma, ©OKNOstudio, Ela Bialkowska.

Una mostra collettiva

L’Istituto Svizzero di Roma ospita una mostra collettiva che rievoca l’artista internazionale Meret Oppenheim, nata a Berlino, vissuta tra Parigi e Svizzera. Con la partecipazione di Pascale Birchler, Miriam Laura Leonardi, Hunter Longe, Lou Masduraud, Luzie Meyer, Meret Oppenheim e Ser Serpas.
La mostra intitolata L’arcobaleno riposa sulla strada che è un verso di una poesia dell’artista, mette in dialogo una selezione delle opere di Meret Oppenhaim con opere di artiste/i contemporanee/i, tracciando connessioni e temi condivisi.

Significati celati

Lou Masduraud apre la mostra con la sua scultura, una fontana la cui base è costituita da una pietra di tufo che in estate l’artista ha collocato nel giardino dell’Istituto Svizzero. Il lavoro attinge anche dalla sua ricerca sulle fontane negli spazi pubblici, a Roma e in altre citta. L’opera riflette sulla funzione pratica, sociale e rappresentativa di queste fontane.
Pascale Birchler per la prima sala crea un esteso intervento site-specific, realizzato con un tessuto leggermente traslucido che ricorda una tenda o un sipario, ed evoca insieme un passaggio o una transizione, sollecitando dunque una riflessione sulle cose che si celano dietro le realtà e rimanda non solo alla ricerca di Meret Oppenheim sul lato nascosto, sull’inconscio, ma all’arte stessa come modo di esperire il nuovo.

La metamorfosi degli esseri viventi

Nella sala successiva incontriamo farfalle e bruchi. Sono motivi ricorrenti nel linguaggio di Meret Oppenheim e forse possono essere letti come un riferimento alla metamorfosi di tutti gli esseri viventi. Hunter Longe mostra nell’esposizione romana una serie di piccole sculture raccontano il processo di erosione e ossidazione della materia.
L’installazione di Miriam Laura Leonardi, le sculture di Ser Serpas, nella stessa sala sono una sorta di assemblaggio poetico o ready-made di oggetti trovati per strada o ricevuti in regalo, e ricordano le sculture realizzate con objets trouvés da Meret
Oppenheim con amici e negli anni Settanta. Infine Luzie Meyer nei suoi testi poetici mescola diversi livelli di coscienza.