Image 10 Mai-Thu Perret, Untitled (Birds), 2022, 12 pieces in blown glass, approx. 16 × 12 × 12 cm each. Installation view of Real Estate, Istituto Svizzero, Roma, 2022. Photo by Ela Bialkowska, © OKNOstudio.

Mostra Undomesticated Voices

L’Istituto Svizzero è una piattaforma interdisciplinare che riunisce ricerca artistica e scientifica. Promuove lo scambio tra la Svizzera e l’Italia, in un contesto internazionale.
Offre programmi di residenza ad artiste/artisti e ricercatrici/ricercatori emergenti per contribuire al futuro delle arti visive e performative, della letteratura, dell’architettura, delle scienze umane, sociali e naturali. Attivo dal 1947 nella comunità di Villa Maraini (Roma).

Le opere

Le opere di Lara Dâmaso e Raffaela Naldi Rossano per me sono legate al mare. La casa di Raffaela si affaccia sul golfo di Napoli. Quando penso ai lavori di Lara, nelle orecchie sento non soltanto la sua voce, ma anche le onde dell’Atlantico portoghese.

In Saudade, l’opera video di Lara, ogni tanto si vede il mare e udiamo il brusio dell’acqua che si frange contro gli scogli.

Nei suoi disegni incorniciati da specchi, Raffaela ha invece catturato il moto ondoso. L’ispirazione trae linfa da un viaggio in barca a vela da Napoli alla sorgente Castalia, vicino a Delfi. Qui ci si ritrova circondati da figure e voci della mitologia.
Gaia: dea della Terra da cui il culto delfico ebbe origine. Pizia, sacerdotessa e profetessa che cadeva in trance per effetto dei gas rilasciati da un crepaccio nel terreno.
Le sirene, creature per metà umane e per metà uccelli o pesci che secondo gli antichi miti abitano le scogliere per tramutarsi in rocce dopo la morte.
In Saudade, Lara si schiaccia contro la pietra scura, segnata dall’acqua.
Si narra che la sirena Partenope (nell’Odissea di Omero erano prive di nome) fosse stata trascinata a riva nel golfo di Napoli. Da lei la città prese il suo primo nome. Nel golfo di Sorrento, c’è una spiaggia legata a quest’evento oggi diventato cruising zone. È uno spazio ambiguo per figure (sirene, gay, vocianti bisbetiche?) che nella narrazione bianca, maschile e occidentale finiscono spesso ai margini.

Come scrive la poetessa e filologa Anne Carson nel suo saggio The Gender of Sound, nella mitologia romana le voci femminili appaiono negativamente connotate. Le donne devono tacere, chiudere la bocca.

L’installazione di Raffaela Naldi Rossano è composta da oggetti di vario materiale. Insieme a due sue complici, nel 2020 è partita da Napoli, tappe:

  • tempio di Hera (sorella e consorte di Zeus) di Capo Colonna, in Calabria
  • Santa Maria de Finibus Terrae, dove in passato sorgeva un tempio dedicato a Minerva, in Puglia.
  • Dodona, nel nord-ovest della Grecia, dove si trovava uno dei più antichi oracoli ellenistici, consacrato alla dea Dione.
  • Lèucade, l’isola dello Ionio dove, stando alla leggenda, la poetessa greca Saffo si suicidò gettandosi dalla rupe.


Infine a Delfi, Tinos e al tempio di Anfitrite, signora dei mari. Un viaggio, svela Raffaela, che equivale a un rito iniziatico ispirato alle tre sirene Partenope, Ligea e Leucosia.

Un inno all’amicizia e alla sorellanza

La colonna sonora si basa su un’improvvisazione a due voci su un canovaccio in inglese e in italiano scritto da Raffaela. Le voci recitanti sono quella dell’artista e della sua compagna di viaggio, la cantante e performer Chiara Orefice. Il dubplate, racconta l’artista, suona dal giradischi un tempo appartenuto a sua nonna – una giovane ragazza che si ribellò all’occupazione tedesca e in seguito dispose sempre liberamente della propria vita.

Nella seconda sala espositiva viene trasmesso in loop il video Saudade di Lara Dâmaso. L’artista canta, si lamenta, grida. «Saudade» è un termine intraducibile: potrebbe tradursi in ‘dolore cosmico’ o ‘struggimento esistenziale’. Una nostalgia tutta portoghese, presente nella musica fado, spesso interpretata da voci femminili.

Nato nei quartieri poveri di Lisbona, sotto la dittatura di Salazar, il fado si caricò di connotazioni nazionalistiche e fu strumentalizzato sul piano politico. La voce fa pensare alle sirene, al rumoreggiare dei flutti, all’acqua di cui è composto il corpo e al fatto che sta a me, a noi, decidere a quale voce vogliamo dare spazio.

Citazioni e riferimenti:

Anne Carson. The Gender of Sound. In: Glass, Irony and God. New York 1995.

Astrida Neimanis, Hydrofeminism: Or, On Becoming a Body of Water. In: Undutiful Daughters: Mobilizing Future Concepts, Bodies and Subjectivities in Feminist Thought and Practice. Eds. Henriette Gunkel, Chrysanthi Nigianni and Fanny Söderbäck. New York 2012. Astrida Neimanis, Bodies of Water: Posthuman Feminist Phenomenology. London 2016.

Mai-Thu Perret, Untitled (Birds), 2022, 12 pieces in blown glass, approx. 16 × 12 × 12 cm each. Installation view of Real Estate, Istituto Svizzero, Roma, 2022. Photo by Ela Bialkowska, © OKNOstudio.https://www.istitutosvizzero.it/

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