Roma, rione Pigna. Il Pantheon e la piazza antistante
Roma, rione Pigna. Il Pantheon e la piazza antistante (Shutterstock.com)

Nel cuore del centro storico di Roma, nel rione Pigna, sorge uno dei monumenti più conosciuti e amati sia dai Romani che non: il Pantheon.

Il Pantheon, nel cuore del centro storico di Roma, è uno dei monumenti più conosciuti e, sicuramente, anche la piazza è una delle più affascinanti sia per i Romani che per i turisti provenienti da tutto il mondo.

Situato nel rione Pigna, fu edificato dal genero di Augusto, Marco Vipsanio Agrippa, nel 27 a.C., ed è, per l’appunto, un tempio dedicato a tutte le divinità. Probabilmente si trattava di un edificio privato ad uso sacro. I resti di questa prima fase sono stati rinvenuti a circa 2 m e mezzo sotto l’attuale edificio. Si trattava di un tempio a pianta rettangolare, costruito in travertino e rivestito di marmo, preceduto da un pronao. Davanti vi era uno spazio semicircolare che separava il tempio dalla basilica di Nettuno.

Fu chiamato “Pantheon” perché ospitava un gran numero di statue di divinità o forse perché la cupola richiamava la volta celeste e, quindi, le sette divinità planetarie (Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio, Marte).

Il tempio fu distrutto a causa di un incendio nell’80 d.C. A questo seguirono interventi di restauro di Domiziano. Sotto Traiano, però, fu nuovamente distrutto a causa di un fulmine.

Il Pantheon che ammiriamo oggi è la ricostruzione effettuata dall’imperatore Adriano. Cronologicamente fu realizzata prima la cella circolare, poi l’avancorpo rettangolare e infine il pronao. L’avancorpo e il pronao occupavano l’intero spazio del precedente tempio augusteo. La rotonda, invece, ricalca la piazza che serviva a separare il tempio dalla basilica di Nettuno. Adriano, inoltre, riportò l’iscrizione originale di dedica: «Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta».

Nel VII secolo, il Pantheon venne riconvertito in basilica cristiana, Santa Maria della Rotonda, e questo gli permise di non subire le spoliazioni papali inflitte ai monumenti della Roma classica.