Un fenomeno sempre più diffuso

Fa parte delle nuove parole che stanno diventando di uso comune. Si tratta di un neologismo, un termine inglese che deriva da “ghost”, fantasma e sta a indicare proprio chi diventa
un fantasma. Funziona così: avete una relazione, d’amore o d’amicizia, da qualche tempo e
da un giorno all’altro lui (o lei) spariscono. Non arrivano più telefonate, nessun contatto sui
social e se provate a cercare un confronto vi verrà negato. Il (presunto) partner si è fatto di
nebbia, è sparito, è diventato un fantasma. Lungi dal ricordare il romantico Patrik Swayze
che, appunto, nel film “Ghost” si trasformava in fantasma per aiutare la moglie amatissima,
qui si tratta di un comportamento estremamente scortese di chi, dopo aver intrattenuto una
relazione con qualcuno, sparisce all’improvviso senza dare spiegazioni. Se il fenomeno esiste
da tempo, in realtà oggi è amplificato dai social. I sociologi assicurano che comportamenti di
questo tipo sono sempre esistiti da parte di persone che, per non voler contrarre matrimoni
riparatori, si davano semplicemente alla macchia; ma oggi il fenomeno risulta intensificato
e molti, dopo aver smesso di rispondere al telefono, alle mail e ai messaggi WhatsApp, arrivano perfino a bloccare sui social l’ormai ex. Viene attuata una vera e propria negazione e il
malcapitato vittima di ghosting ha l’impressione di aver avuto a che fare con una figura che
scompare, da qui il temine “fantasma”.
COSA SPINGE A QUESTO COMPORTAMENTO
Chi attua il ghosting è convinto di farlo in buona fede, persino di agire nell’interesse dell’altra
persona, ma in realtà si tratta di una fuga. E se è vero che il detto popolare dice “in amor vince
chi fugge”, gli psicologi rasentano in questo tipo di azione un’incapacità a donarsi e la volontà
a uscire il più in fretta possibile da una situazione che è diventata scomoda. E’ un atteggiamento che denota una grande immaturità, perché correttezza e maturità consisterebbero
nell’affrontare con l’altro le difficoltà, facendosi carico della relazione e del proprio modo di
agirla, prendendosi la responsabilità di quello che non va e di come migliorarlo. Scegliere di
sparire, invece, significa arrivare all’obiettivo – uscire dalla relazione – scegliendo la via più
semplice, scegliendo – questo sì – di non assumersi nessuna responsabilità. Il confronto con
l’altro vorrebbe dire rivelare il perché della volontà di interrompere il rapporto, affrontare la
rabbia e il dolore dell’altro e questo per i ghoster è decisamente troppo impegnativo, dovrebbero ammettere di sentirsi inadeguati in una relazione che sta diventando importante e
che è arrivata a un punto in cui deve evolversi. I ghosters non ce la fanno e non riuscendo più
a sostenere la parte che hanno recitato fino a quel momento preferiscono scomparire. A loro
giustificazione si può dire che non si tratta di prese in giro intenzionali e fatte con cattiveria,
ma di comportamenti inconsapevoli.
SUPERARE Il GHOSTING
La prima cosa che la vittima di ghosting deve fare è capire che questo comportamento non
dipende da lei, piuttosto da una povertà affettiva di chi lo ha messo in pratica. Non è quindi
il caso di sprecare altro tempo per una persona che non riesce a gestire le relazioni interpersonali. E’ necessario che la vittima ricominci a pensare a se stessa riprendendo a uscire con
gli amici e a fare quello che desidera: bene lo sport, le passeggiate all’aria aperta, il dedicarsi
ai propri interessi vecchi e nuovi. No alla chiusura in se stessi che porterebbe solo a una fase
di depressione.
E se l’episodio di ghosting è stato una vera e propria violenza psicologica, le vittime si consolino. Non è vero che questo atteggiamento non ha conseguenze su chi lo pratica: prima
o poi il ghoster dovrà gestire le conseguenze delle sue azioni evitanti e avrà a che fare con
paura, senso di colpa, incapacità di gestire il dolore, mancanza di autonomia, ansia, timore
del conflitto e del confronto.