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La Belfast di Kenneth Branagh

Belfast è un film pluripremiato e vedendolo si capisce il perché. A differenza dei film di guerra a cui siamo abituati il regista racconta la storia di questa città dove è vissuto da bambino senza accenni drammatici e tragici. Manca cioè di quella tragicità forzata, che vorrebbe suscitare compassione, empatia, coinvolgimento attraverso sangue, feriti, rumori assordanti, scene strazianti di un dolore che lontanamente può capire chi non l’ha vissuto. È una scelta innovativa rispetto a un’idea che ci si tramanda dal teatro greco in poi, cioè che il senso e la condivisione del tragico sia un mezzo catartico. In questo film ha smesso di esserlo. È un grande azzardo che solo un regista teatrale come Kenneth Branagh poteva sperimentare in questa epoca confusa, di cinema Mainstream dove non distingui un film dall’altro.

Belfast e la sua storia

Il conflitto tra protestanti e cattolici nella piccola Belfast noto come “The Troubles” (I disordini) ha interessato i locali e la Gran Bretagna. Azioni e manifestazioni di guerriglia avvengono ancora oggi ma sull’Irlanda non si accendono spesso le luci dei riflettori.
Il film si concentra su vicende familiari e sul nucleo di Buddy, un bambino che vive con i genitori, un fratello e due nonni molto speciali. La famiglia di Buddy è protestante ma la convivenza con i cattolici vicini di casa e di quartiere non è mai stato un motivo di scontro.

La vita di un bambino in una città come Belfast

La quotidianità della famiglia è naturalmente sconvolta ma la famiglia invece di disgregarsi reagisce per preservare i suoi valori, le proprie scelte, fare resistenza. Ma non si abbracciano armi. I bambini trovano un sostegno nella saggezza dei nonni che, con il loro bagaglio, sanno quanto sia difficile spiegare a un bambino la violenza e il razzismo. Trovano altre parole, proiettano i nipoti verso il futuro. Non indicando la via ma li lasciano decidere. Per trovare la propria via d’uscita dal luogo diventato invivibile in cui sono nati, da cui partono le radici, le prime esperienze di gioia e dolore.
La madre è il fulcro che regge con pazienza la famiglia, il padre carpentiere e che lavora a Londra non può che seguirla quando la famiglia è arrivata al bivio e deve imboccare la strada per salvarsi.
Un cast all’altezza del film e una Judi Dench che non sbaglia un colpo.