murales per il pianeta

Come la street art si pone al servizio della Terra

La street art non solo è capace di rendere le città più colorate e vivaci, riqualificare periferie, ma è capace di lanciare messaggi di forte sensibilità nei confronti dell’ambiente e dei danni causati dall’uomo al nostro Pianeta.

Tra le varie tematiche c’è il riscaldamento globale. Ne è un esempio la frase scritta in rosso a pelo d’acqua lungo il Regent’s Canal a Camden a Londra “Non credo nel global warming” di Banksy, relativa al fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen nel 2009, oppure il murales di Eduardo KobraGhiaccio bollente” dove un orso bianco è in bilico sull’unico blocco di ghiaccio in mezzo ad un mare di fuoco.

Un altro tema molto a cuore è l’impatto del petrolio sull’ambiente e ne è un esempio il murales di Blu “Sete insaziabile“. Realizzato a Lisbona nel 2015, dopo il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, rappresenta un dirigente con una corona ornata di loghi delle imprese petrolifere più famose del mondo. Il manager tiene il pianeta tra le mani e ne sorseggia il succo con una cannuccia.

Contro, invece, la cementificazione selvaggia sono due murales: uno sempre di Blu, realizzato a Berlino “Appetite for Destruction” che rappresenta un uomo che, con i denti a forma di palazzi, sta divorando alberi e l’altro, realizzato a Detroit, nel 2010, da Banksy  “Mi ricordo quando era tutta campagna”. Si tratta di una frase scritta, in rosso su un muro, da un bambino che ha ancora in mano il secchio di vernice e il pennello.  

Un’altra bellissima opera di denuncia ecologica è “La dove c’era un fiore” di Natalia Rak. Realizzato in Polonia, rappresenta una bambina con le treccine rosse nell’atto di innaffiare un albero (vero) posto al di sotto del palazzo dov’è raffigurata l’opera.

C’è, dunque, da parte degli artisti un invito a riflettere, a svegliare le coscienze. E questo è possibile anche grazie al fatto che le loro opere raggiungono un pubblico molto più vasto rispetto a quello dei musei.

Questi artisti denunciano ingiustizie, razzismi, guerre, mettono in guardia sullo sviluppo economico, dove la ricchezza non è più di tutti ma concentrata solo nelle mani di pochi e soprattutto spingono a riflettere sulla necessità di creare comunità più eque nel rispetto dell’ambiente, della natura, ma soprattutto, dell’umanità stessa.