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Il Giappone punta all’idrogeno per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050

Più di 130 paesi tenteranno di diventare carbon neutral entro il 2050, ed ognuno si sta muovendo a modo suo. Anche il Giappone è compreso nella lista; il paese ha dichiarato di voler ridurre le emissioni di gas serra del 26% rispetto al 2013 entro il 2030.

Situazione paese

Attualmente il Giappone è il sesto paese al mondo quanto a emissioni di gas serra, dopo Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India e Russia. Su cosa vuol puntare il paese per raggiungere i propri obiettivi? Va detto che la sua l’efficienza energetica è più alta rispetto ad alti paesi, quindi utilizza meno energia rispetto agli altri per produrre del valore. Inoltre , grazie all’avanzato sistema ferroviario, pone una valida alternativa all’automobile. ll ciclo di vita degli edifici giapponesi è infine più breve rispetto a quanto avviene in Europa, il che rende più facile imporre dei protocolli sostenibili per le nuove costruzioni.

Però il Giappone dipende molto dai combustibili fossili e il territorio mal sposa una svolta green: le acqua sono troppo profonde per l’offshore mentre il terreno montano rende difficile trovare spazio per grandi impianti fotovoltaici eolici onshore.

E’ per questo che il paese sta puntando ad una fonte specifica, l’idrogeno.

Oggi il Giappone conta 135 stazioni di rifornimento di idrogeno: nessun altro paese al mondo ha raggiunto questo numero. Entro il 2030 dovranno essere più di 300, per soddisfare la richiesta di 800mila veicoli a idrogeno. Si intende infatti costruire una società basata sullo sfruttamento dell’energia prodotta dall’idrogeno, con il paese che ha messo in moto sia il mondo della ricerca che quello della produzione per raggiungere lo scopo. L’anno scorso a Namie è stato inaugurato il più grande centro al mondo per la produzione di idrogeno sostenibile, per mezzo dell’elettrolisi. Una volta pienamente a regime, il centro sarà in grado di assicurare 10 megawatt di elettricità da idrogeno.