Craco, Basilicata (Shutterstock.com)

Un viaggio sostenibile, che fa bene alla mente e allo spirito e ridà valore ad una parte del Belpaese spesso dimenticata. Prima tappa in Basilicata

I viaggi autunnali sono un’ottima occasione per riscoprire luoghi bellissimi del nostro Belpaese che però negli anni sono stati dimenticati e perfino abbandonati: si tratta dei piccoli borghi, veri e propri gioielli da valorizzare. Organizzare un viaggio in questo periodo offre un triplice beneficio: promuovere il turismo sostenibile, godere della bellezza storica di questi borghi, spesso immersi nel verde e contribuirete a ridare il giusto valore ad un’Italia ingiustamente accantonata. Sono 12 i borghi più belli da visitare in autunno: Craco, Pentedattilo, Scoppio, Borgo Cusenza, Balestrino, Apice Vecchia, Isola Santa, Tursi, Roghudi, Roscigno Vecchia, Faraone Antico e Monterano.

Craco 

Craco, in Basilicata, è il borgo abbandonato più famoso d’Italia. Presentandosi come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”, è una delle mete imperdibili della provincia di Matera. Proprio qui vennero girati molti film. La prima pellicola è stata “Cristo si è fermato ad Eboli” (1978) di Francesco Rosi, seguita poi da “King David” (1985) di Bruce Beresford, “Il sole di notte” (1990) dei fratelli Taviani, “Ninfa Plebea” (1996) di Lina Wertmüller e “La Lupa” (1996) di Gabriele Lavia. È stata poi la volta di “Terra Bruciata” (1999) di Fabio Segatori, fino a “The Passion” (2004) di Mel Gibson. Questo splendido “paese fantasma” è stato distrutto nel 1963 da una frana che ha costretto la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera.

Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo. Oggi è possibile seguire un percorso di visita guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, che consente di percorrere il corso principale del paese, fino a raggiungere quello che resta della vecchia piazza principale e addentrarsi nel nucleo della città fantasma.

La storia

La prima testimonianza relativa al nome del paese risale al 1060 come “Graculum”, “piccolo campo arato”. Le prime tracce umane nel territorio di Craco sono state rinvenute in località Sant’Angelo per la presenza di tombe risalenti all’VIII a.C., mentre nel X secolo divenne insediamento di monaci italo-bizantini. La struttura del borgo antico, le cui case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina il centro, risale al periodo compreso tra il 1154 e il 1168, mentre durante il regno di Federico II, Craco si distinse come importante centro strategico militare.

Nel 1276 il paese fu anche sede universitaria, come si evince da alcuni resti di architetture di pregio. Il fenomeno del brigantaggio interessò anche il piccolo paese del materano, e nel corso del decennio napoleonico, le bande attaccarono Craco (1807), depredando e uccidendo. Lo stesso accadde nel 1861 ad opera dell’armata brigantesca di Carmine Crocco e José Borjés. Non è leggenda la fucilazione di un gruppo di briganti di fronte al campanile della chiesa Madre nel corso delle rivolte post-unitarie.

A fare la storia del paese fu però la rovinosa frana del 1963 che costrinse la popolazione ad abbandonare le proprie case per trasferirsi a valle, in località “Craco Peschiera”. In realtà, già a partire dal 1910 si era fatta sempre più concreta la minaccia di una catastrofe proprio per la posizione del paese, “su una collina di sabbie plioceniche sovrastanti alle argille, incise da burroni in continuo progresso”.

Il patrimonio culturale

Una volta varcato l’enorme cancello che protegge il paese, lungo un viale in pietra ha inizio il percorso verso Craco vecchia. Oggi è possibile seguire un percorso di visita guidata, dove i visitatori vengono muniti di caschetto perché alcune architetture continuano a cedere, che consente di percorrere il corso principale del paese, fino a raggiungere quello che resta della vecchia piazza principale e addentrarsi nel nucleo della città fantasma. Dei palazzi nobiliari attorno a cui la città si espandeva nel XV secolo, si fa subito notare palazzo Grossi, con i suoi affreschi a motivi floreali.

Ci si imbatte poi nel palazzo Carbone, edificio della fine del quattrocento, con un ingresso monumentale. Nel Settecento, il palazzo fu rinnovato ed ampliato. Proprio accanto a quello che un tempo era palazzo Maronna svetta il torrione (XIII sec.) che domina il paese e che la gente del posto chiama “castello”, di cui si conservano ancora l’originale portale d’ingresso e la torre con splendide finestre. Affacciati ad una finestra del bastione si possono ammirare sconfinate praterie e i famosi calanchi, profondi solchi scavati in un terreno argilloso che contribuiscono a conferire al paese un fascino unico, tanto che per la sua bellezza Craco rientra nella lista del World Monuments Funds.