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Dal 1984 , al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, sorge la Città del diario

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono ad Auschwitz svelando al mondo l’orrore del campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti.

Pieve Santo Stefano vanta un cartello giallo sotto quello della toponomastica ufficiale: Città del diario

La cittadina ospita infatti nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune. In questi tesori si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche.

Quarant’anni dopo la fine della guerra, in un’ala di questo edificio, è sorta una casa della memoria: una sede pubblica per conservare scritti di memorie private.

Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus. Da settembre 1998 con cadenza semestrale viene pubblicata la rivista Primapersona, una delle molte iniziative editoriali promosse dall’Archivio.

Un premio per i diari che diventa una festa ogni anno

Immaginate tutte quelle persone che hanno scritto un loro diario o hanno ritrovato scritture private di famiglia e le hanno affidate all’Archivio. Un gruppo di appassionati che questi scritti li hanno accolti, letti, commentati e discussi. Ogni anno a settembre lettori e scrittori di diari s’incontrano a Pieve Santo Stefano. Ecco, questo è il Premio Pieve. Una festa con tanti amici che sostengono e amano la memoria.

DiMMi (diari multimediali migranti) è un progetto nato con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sui temi della pace, della memoria e del dialogo interculturale e con il fine di creare un fondo speciale dei diari migranti presso l’Archivio diaristico nazionale

Un’esperienza nata nel 2012 che ha dato vita all’omonimo concorso che ha già favorito la raccolta di oltre 350 testimonianze su scala nazionale. Dal 2018 il progetto ha acquistato nuova forma con il nome di DIMMI di Storie Migranti. DiMMi nasce con l’intento di riunire e custodire un patrimonio culturale che rischia di essere perduto, e contrastare gli stereotipi sulla migrazione attraverso la testimonianza di chi l’ha vissuta in prima persona.

Testimonianze che costituiscono una straordinaria fonte di informazioni e conoscenze per gli studiosi e per le future generazioni e concorrono in modo determinante alla definizione di un comune patrimonio culturale basato sulla valorizzazione delle diversità.