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Il borgo di Gerace

Gerace è un borgo il cui fascino è la risultante di un mix di dominazioni che hanno coinvolto questo centro. Il nome, derivante dal greco “sparviero” è stato prescelto per rammentare il rapace che leggenda vuole, ha indicato ai cittadini della costiera Locride il luogo dove costruire l’abitato lontano dalle scorrerie saracene.
Venne infatti costruito su una rupe dai coloni greci, al riparo dall’assalto degli arabi.

Centro di conquiste

La posizione strategica sul Mar Jonio conferì a Gerace un ruolo attraente per molte dominazioni successive. Nel 1059 viene conquistata da Roberto il Guiscardo, diventando territorio normanno ma conservando una continuità col rito greco di cui è esemplare una splendida Cattedrale.
Dal XII secolo ai Normanni si succedono gli Angioini e poi gli Aragonesi. Gerace è un centro che subisce l’influsso di questo avvicendarsi di dominazioni e altrettante culture, diventando un fulcro singolare di spiritualità e vita culturale nel territorio del tempo. Naturalmente mantenendo un’organizzazione di tipo feudale.
Nel 1806 il sistema feudale viene abolito con l’avvento dei Borboni.

L’eredità artistica

Come molti centri meridionali Gerace conta un patrimonio artistico trascurato e purtroppo andato perso. Delle ben 128 chiese ne sono rimaste 17. Il centro è godibile per passeggiare e per scoprire le presenze di queste dominazioni di passaggio che ne hanno marcato l’aspetto. Archi barocchi, fortificazioni, la suggestiva Porta del Sole, le bifore moresche della Casa Catalana, i portali in pietra. Presso le botteghe dei vasai gli artigiani locali si tramandano la lavorazione della terracotta e della ceramica.

La Cattedrale

L’unicum di Gerace è la Cattedrale, consacrata alla presenza di Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero, passato alla storia come “stupor mundi” per la sua lungimiranza nell’ideare un progetto politico che nel Meridione conciliasse e facesse coesistere la cultura greca, quella latina e araba.
L’interno della Cattedrale, soggetto a spoliazioni, alluvioni e terremoti, è diviso in tre grandi navate da una doppia fila di colonne in marmo originarie della Magna Grecia.

Fonte: I Borghi più belli d’Italia. Il fascino dell’Italia nascosta. Società Editrice Romana, 2015