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La crescente domanda di elettricità porta la Norvegia a voler costruire impianti offshore per 30.000 MW di capacità entro il 2040

La Norvegia è pioniera ne campo del rinnovabile. Circa il 96% dell’energia elettrica è prodotta grazie agli impianti idroelettrici sparsi nel paese. Sempre qui, stando ai dati OFV aggiornati a febbraio 2022, quasi il 10% delle auto private circolanti è elettrico, con il primo trimestre del 2022 che ha visto l’83% di automobili elettriche tra le nuove immatricolazioniLa richiesta di elettricità è quindi molto alta, e per soddisfare la domanda mantenendo una matrice rinnovabile, la Norvegia punta sull’offshore, con l’obiettivo di raggiungere 30.000 MW di capacità entro il 2040

Piano

Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, leader del partito laburista, ha presentato il progetto pubblicamente. Sono già stati identificati due differenti siti che potrebbero garantire 4.500 MW di capacità, e altri dovranno essere individuati nei prossimi mesi e anni. Il paese dovrà stanziare circa l’1% delle proprie acque nazionali alla costruzione di impianti fotovoltaici offshore. L’energia risultante sarà comunque troppa per la popolazione del paese (parliamo di circa 5,4 mln di persone), e dunque buona parte sarà destinata all’export grazie all’ausilio di cavi da costruire per garantire il passaggio fino al resto d’Europa.

L’industria eolica e offshore del paese non ha ancora dei fini commerciali ed è ancora agli inizi. Saranno le grandi aziende petrolifere norvegesi ad investire in questo campo. Tra i leader a livello internazionale per lo sviluppo di tecnologie per impianti offshore galleggianti vi è del resto proprio Equinor, tra i giganti norvegesi del petrolio, che è ormai pronta ad accendere il suo parco eolico galleggiante da 88 megawatt. Il quale, però, non sarà usato per alimentare la rete pubblica norvegese, quanto invece per dare energia alle piattaforme petrolifere della stessa azienda dislocate nel Mare del Nord.

Questo però non fermerà l’estrazione del petrolio nel paese. Stando a un’indagine condotta da Oil Change International, la Norvegia nell’ultimo decennio avrebbe concesso 700 licenze di esplorazione, ovvero un numero pari a quelle concesse nel cinquantennio precedente.