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Neil DeGrasse Tyson ed energia dagli uragani. Reale o inattuabile?

Il noto astrofisico Neil DeGrasse Tyson teorizza un metodo per sfruttare la violenza degli uragani che colpiscono gli USA per trarre energia.
Nel corso di un’intervista televisiva l’astrofisico ha dichiarato “Perché gli ingegneri e gli scienziati, invece di scappare a gambe levate non si mettono a studiare un modo per incanalare l’energia ciclonica e trasformarla in elettricità?”. Tale affermazione ha scatenato una reazione a catena nel mondo scientifico, all’interno del quale le tesi un po’ bizzarre di DeGrasse Tyson non sono mai state viste di particolare buon occhio. E anche questa volta ne è nato un putiferio. Diciamo che l’idea, in linea molto teorica, non è da condannare. D’altra parte, per la generazione di energia rinnovabile vengono di fatto sfruttati alcuni fenomeni atmosferici, come vento e maree, ma pensare di ricavare energia dagli uragani è un’altra cosa.


Innanzitutto, per produrre energia pulita è necessaria una certa stabilità e costanza, cosa che gli uragani certamente non hanno, visto che si verificano, fortunatamente, non così frequentemente e che tendono a spostarsi. Poi, perché sono dei fenomeni imprevedibili, incontrollabili ed estremamente potenti. Se pensiamo ad esempio le pale eoliche vengono arrestate in caso di vento eccessivamente forte, l’idea di un sistema che incanala l’energia dagli uragani appare ancora più inimmaginabile.


Secondo Business Insider, uno dei portali più autorevoli sul fronte della tecnologia e del business, le tempeste tropicali e gli uragani sono in grado di produrre circa 600 terawatt di potenza, molto di più dei 1.064 gigawatt di elettricità che sono stati generati a partire dal 2015. E chiaramente ci sono scienziati che hanno già pensato a sfruttare queste potenzialità. Basti pensare alla turbina eolica giapponese Challenergy.

Challenergy

Sviluppata proprio con l’obiettivo di resistere ai tifoni ma anche di generare energia, Challenergy, ideata dallo scienziato Atsushi Shimizu, ha diverse caratteristiche che la fanno differire dalle tradizionali turbine. E’ dotata di un asse verticale omnidirezionale in grado di sopportare modelli di vento imprevedibili e prevede l’effetto Magnus, la forza laterale responsabile della variazione della traiettoria di oggetto rotante in un fluido in movimento.


Eppure, i test non sono stati così incoraggianti. La turbina funziona, ma non come dovrebbe. Viene quindi da chiederci se, anziché ingegnarsi nel trovare metodi per sfruttare dei fenomeni naturali estremi, non valga la pena invece impegnarsi per fare in modo che questi si verifichino il meno possibile. Combattendo duramente il cambiamento climatico, per dirne una.