Dieta-pianeterranea
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Un team di esperti italiani ha proposto un nuovo tipo di Dieta Mediterranea, adattabile alle risorse di ogni Paese. É la dieta Planeterranea

Ogni anno, sempre più persone vanno incontro ad obesità e malattie cardiovascolari. Uno stile di vita errato, sommato ad un’alimentazione che fa ampio uso di zuccheri e grassi, ha portato oltre il 39% della popolazione mondiale maggiorenne ad essere in sovrappeso; senza contare l’incredibile aumento del problema anche tra i bambini. Allo scopo di ridurre questa percentuale, un gruppo di ricercatori italiani dalla Cattedra UNESCO di Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile dell’Università Federico II di Napoli, ha pubblicato sulla rivista Nature un articolo riguardante la possibilità di proporre la Dieta Mediterranea anche ai Paesi non mediterranei, diffondendola così a livello mondiale. L’hanno chiamata Dieta Planeterranea.

I benefici di adottare una Dieta Mediterranea sono stati provati scientificamente: essa è in grado di ridurre del 50% la possibilità di infarto e ictus e del 30% il pericolo di diabete. Non solo, questo tipo di alimentazione è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale UNESCO. Essa si basa sul consumo di olio d’oliva come fonte di grassi insaturi, frutta e verdura, legumi e cereali integrali, oltre che una ridotta quantità di pesce, carne, uova e latticini.

Piramide alimentare della dieta mediterranea
Piramide alimentare della Dieta Mediterranea (Double Brain/Shutterstock.com)

A ciascuno i suoi prodotti…

Chiaramente, riportare lo stesso tipo di dieta dall’altra parte del mondo non è facile, a causa dell’impossibilità di reperire facilmente alcuni dei prodotti. I ricercatori hanno quindi pensato di adattare questa alimentazione, sostituendo alcuni cibi con altri, di origine locale, dalle medesime proprietà nutritive. Sarà quindi possibile costruire piramidi alimentari diversificate, sulla base delle risorse di ogni continente. Così facendo, in America Latina la dieta prevederà avocado, papaya e banane verdi come fonti di acidi grassi, micronutrienti e polifenoli. In Africa si preferiranno cereali come la tapioca o il teff. Nelle aree subtropicali invece, largo ai fagioli pinto e all’okra; mentre nei Paesi orientali, spazio a semi di sesamo, macroalghe marine e spirulina.

In questo modo, non solo verrà proposta a livello globale un’alimentazione salutare, ma anche un modello di dieta sostenibile, che possa valorizzare i prodotti locali. La proposta dei ricercatori è anche in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, promossi dalle Nazioni Unite.