Sabina Guzzanti - La disfatta dei sapiens

Un mondo dove gli ultimi giornalisti umani rimasti (l’infrastruttura editoriale è controllata ormai solo da bot) lottano contro l’aggiornamento di un algoritmo capace di influenzare totalmente le azioni umane. Innalzamento dei mari, migranti ecologici, pandemie, hacker che agiscono nell’ombra e naturalmente i veri padroni di internet, i gattini. Questi gli ingrendienti del primo romanzo di Sabina Guzzanti.

2219 – La disfatta dei Sapiens, il primo romanzo di Sabina Guzzanti, è una lucida analisi del mondo contemporaneo

Distopico, un genere che dagli scaffali della fantascienza si è spostato negli ultimi anni in quello dell’attualità. Un genere che, curiosità, non è tutto frutto dei tempi moderni. La prima utopia distopica a essere ambientata nel futuro è stata scritta infatti nel 1770 da Louis-Sébastien Mercier e, s’intitola, L’anno 2240. Un bel collegamento tra i titoli di due romanzi scritti a secoli di distanza.

Solo i gattini possono contrastare l’algoritmo definitivo. Il fenomeno del “cat-punk” (ambientazioni post apocalittiche con protagonisti i felini più adorabili del mondo, il termine è mio) lo ritroviamo nella serie Netflix Love Death and Robots e in un racconto della scrittrice americana Naomi Kritzer “Solo foto di gattini”.

Nella prima puntata della prima stagione di Love Death and Robots (attenzione possibili spoiler) tre robot visitano il pianeta Terra, ormai disabitato e di cui restano solo rovine, indovinate chi sono gli unici abitanti rimasti? Miao! Nel racconti della Kritzer “Solo foto di gattini”, (vincitore del premio Locus e Hugo per il miglior racconto breve) assistiamo invece a una evoluzione spontanea dell’algoritmo su cui si basa l’infrastuttura della rete che diventa un’intelligenza artificiale pronta a esaudire qualsiasi desiderio a patto che le siano date sempre più foto di gattini. Degna di nota è anche una puntata della serie Futurama dove Fry e gli altri vengono fatti schiavi da un’avanguardia di gatti alieni che assoggettano gli umani per ridare vita al loro pianeta, il tutto grazie alla loro coccolosità.

Prima del romanzo della Guzzanti, ideato e iniziato prima della pandemia, altre voci di scrittori italiani avevano avuto la stessa visione profetica per quanto riguarda l’evocazione di una distopia in un mondo devastato dalle pandemie, dalla crisi energetica, e messo in ginocchio dall’evoluzione tossica dei media e di internet.

Per quanto riguarda la pandemia il riferimento va sicuramente ad Anna di Niccolò Ammaniti, ambientato in una Sicilia post apocalittica nel 2020, dove un’epidemia (La Rossa) ha ucciso tutti tranne i bambini, immuni fino alla pubertà. Ma il collegamento più diretto con La Disfatta dei Sapiens è sicuramente Festa Nera di Violetta Bellocchio. Anche qui protagonisti sono i media, nel caso della Bellocchio, degli youtuber che si lanciano ad esplorare l’Italia post atomica e le neonate comunita contadine della Val Trebbia (siete mai stati a fare un bagno nel piccolo paradiso di Rezzo Aglio?) per girare un documentario che possa restituire un senso alla loro vita.

Ma il libro sicuramente più importante, dal punto di vista della statura autoriale in questo asset creativo contemporaneo dove la distopia è l’ingrediente principale, è sicuramente l’ultimo romanzo del grande scrittore americano, Don DeLillo, Il Silenzio, dove l’autore di Rumore Bianco e Underworld immagina un grande blackout che rende i nostri dispositivi solamente degli inutili gusci neri. Dei black mirror. «Niente e-mail. Provate a immaginarlo. A dirlo. Sentite l’effetto che fa. Niente e-mail»

2199. La disfatta dei Sapiens - Sabina Guzzanti - ebook