barattoli con cibi fermentati
(Shutterstock.com)

Cosa sono i cibi fermentati? Siamo pronti a scommettere che li consumate quotidianamente senza saperlo. Vediamo pro e contro.

Anche se vengono consumati da secoli in tutto il mondo, i cibi fermentati creano sempre una grande confusione. In molti, infatti, li consumano tutti i giorni senza neanche saperlo. Innanzitutto, chiariamo cosa sono: alimenti e bevande che vengono prodotti tramite un processo biochimico di lieviti e batteri o microrganismi, che colonizzano il prodotto di partenza con il fine di liberare l’energia contenuta negli zuccheri o amminoacidi dello stesso per poterla utilizzare. In sostanza, l’alimento così ottenuto è molto più ricco a livello nutrizionale.

Ma quali sono i cibi fermentati più diffusi? Yogurt, kefir, lievito di birra e madre, miso, tè kombucha, alcuni frutti, ortaggi e formaggi, kimchi, tempeh, crauti, birra e determinati insaccati: questi sono solo alcuni degli alimenti che consumiamo tutti i giorni, magari inconsapevoli della ‘categoria’ a cui appartengono. Molto più ricchi degli altri, soprattutto per via dei probiotici, questi cibi migliorano il sistema immunitario e la digestione, combattono diarrea, sindrome del colon irritabile, debolezza e spossatezza. Non solo, sono antinfiammatori e aiutano a perdere peso e ad assorbire la vitamina B.

Kefir
(Shutterstock.com/SewCream)

Cibi fermentati: controindicazioni e autoproduzione

Chiarito cosa sono i cibi fermentati, veniamo alle controindicazioni. Anche se sono alimenti importanti per l’intero organismo, vanno sempre consumati senza eccedere in quanto potrebbero avere effetti lassativi. Inoltre, in base al cibo che si sceglie, bisogna valutare la quantità di zuccheri, seppure quelli complessi sono stati abbattuti durante il processo biochimico.

Volendo, i cibi fermentati si possono preparare anche a casa, rispettando queste proporzioni: 1dl di acqua e 10 gr di sale ogni chilo di verdure. Il procedimento è semplicissimo. Dopo aver lavato e, se necessario, sbucciato le verdure, si tagliano e si strizzano per eliminare i liquidi. Poi, si chiudono in un barattolo di vetro sterilizzato che verrà agitato più volte al giorno solo prima che parta la fermentazione. Gli ortaggi – dalle carote alla cipolla, passando per il sedano e il cavolo – saranno pronti da consumare dopo circa 3 settimane e si conservano per un anno. Una sola raccomandazione: occhio alla tossina botulinica. Pertanto, studiate bene i tempi e i modi di conservazione.