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La tazzina di caffè

La bevanda italiana che più ci rappresenta è sicuramente il caffè. In versione domestica che al bar e nei locali è consumato quotidianamente e non è un’abitudine solo italiana. Ci seguono anche i paesi nordici dove è usuale il coffee break. Ma quali le origini della tazzina tanto amata e decantata, nella tradizione popolare e nel rito che è diventato un fatto di costume nella società da oltre un secolo?

Dalle leggende alle importazioni coloniali

Sul caffè sono sorte molte leggende. Le fonti più attendibili attestano il suo primo consumo in Arabia dove era usata anche come pianta medicinale nel XV secolo. Dalla Mecca, passando per Il Cairo il caffè viaggia fino a Costantinopoli e approda in Europa a Venezia dove nel 1645 viene aperta la prima caffetteria europea.
Le regioni di provenienza del caffè sono il Nord Africa: Yemen ed Etiopia. Passando per la Turchia fino alla Serenissima.
In Europa furono le città portuali e quelle dove fiorente era lo scambio di merci a diffondere il caffè. Marsiglia in Francia, Amsterdam e L’Aia in Olanda, Stoccarda e Lipsia in Germania, Vienna in Austria.
Fino al 1650 il caffè era nota come bevanda medicinale e consumata per lo più dalle classi benestanti.
Il cambiamento ebbe inizio quando il caffè tostato divenne un prodotto accessibile e su larga scala per la classe borghese che ne fece ampio utilizzo come bevanda quotidiana.
Quando il fabbisogno del caffè cresce le potenze europee adottano una politica diversa. Invece di importare dai soliti produttori introducono la coltivazione estesa del caffè nelle piantagioni delle proprie colonie. I pionieri in questo senso furono gli olandesi a cui si adeguarono le altre potenze europee.
Ciò ha comportato sfruttamento della manodopera, monopolio della produzione da parte di pochi distributori e ineguaglianze per le classi lavorative.

Sud America, Africa, India

Una storia a parte varrebbe per raccontare l’evoluzione di questa bevanda negli ultimi secoli. A soddisfare le richieste di caffè da parte dei paesi industrializzati è il Sud del mondo.

Tra i produttori molti sono concentrati nell’America del Sud e Centrale: Nicaragua, Brasile, El Salvador, Messico per fare alcuni nomi. Qui i territori coltivati per produrre caffè sono immensi. Le varie nazioni conoscono situazioni di sfruttamento del territorio, oligarchie e appropriazione del terreno in mano a pochi con conseguenti svantaggi e contrasti sociali.

Le piantagioni di caffè, la cui qualità è altrettanto apprezzabile, sono presenti anche in Africa (Angola, Camerun, Etiopia, Kenia, Tanzania) e in Asia (India, Indonesia e Yemen).

Il Brasile produce un quantitativo pari a un quarto del fabbisogno mondiale del caffè.

I due terzi del commercio è in mano a multinazionali del Nord del mondo. Una più corretta ed equa cooperazione internazionale nel commercio delle materie prime dovrebbe tener conto dello sviluppo di aree abitate dai più poveri coinvolti in un circuito di dipendenza che andrebbe risolto. Corrispondendo un prezzo equo al prodotto, abbattendo i costi di intermediazione, e favorendo politiche di uno sviluppo locale dignitoso: sul piano dell’istruzione e dell’economia.

Fonte: Caffè, a cura di Enzo Martinelli, Edizioni Sonda, Torino, 1992