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Dalla vigna ai fertilizzanti naturali passando per prodotti nobili e bioenergia e compost. Da Caviro tutto è possibile perché l’economia circolare e la sostenibilità sono i valori portanti

Il Gruppo Caviro non smette di avere intuizioni geniali e sostenibili per impattare il meno possibile sull’ambiente. La loro missione è la salvaguardia del nostro Pianeta e in Caviro la mettono in pratica ogni giorno. L’ultima loro invenzione di economia circolare permette di produrre energia e fertilizzanti naturali partendo dalle vigne e dal vino. Come è possibile? Di seguito analizziamo il loro progetto di riconversione 100% naturale.

Cos’è Caviro?

Caviro nasce nel 1966 nel cuore dell’Emilia Romagna, a Faenza. Il nome sta ad indicare il Gruppo Cooperative Associate Viticoltori Romagnoli, originariamente formato solo da alcune cantine sociali di Faenza, Forlì e Ravenna. Ad oggi conta quasi 12.500 viticoltori con 33.600 ettari di vigneto, un fatturato di 300 milioni di euro ed esporta in oltre 70 paesi.

Il Gruppo con Caviro Sca è considerata la Cantina d’Italia più grande e la prima azienda per volumi di vino prodotti nel nostro Paese. Con la società Caviro Extra Spa recuperano dei sotto-prodotti derivati dalla filiera vitivinicola e agroalimentare, trasformandoli in prodotti nobili. Questi ultimi sono adatti per il settore alimentare, farmaceutico, agricolo e per il biometano. Inoltre, Caviro è leader in Italia per la produzione di alcool, e leader mondiale per l’acido tartarico naturale. Il rimanente della produzione vinicola è trasformato in energia da fonti rinnovabili con il contributo di Ecomondo.

Economia circolare di Caviro: il modello che crea valore

La salvaguardia dell’ambiente è la missione fondamentale del Gruppo. Negli ultimi anni le cantine sociali associate hanno investito oltre 100 milioni di euro per strutturare un nuovo modello di economia circolare: il riciclo e la rigenerazione dei prodotti e dei materiali permettono, infatti, di ridurre alla fonte l’impiego di materie prime ed energia. 

Vigna e uva

Tutto inizia con la vigna disposta su oltre 36.000 ettari in 7 regioni e ogni terreno con le proprie caratteristiche di esposizione, clima e metodo di coltivazione, racconta una storia diversa ed esprime il suo massimo valore. L’uva (che è una materia prima in entrata come la vigna) è curata e raccolta con meticolosità dai 12.400 viticoltori che, ad ogni vendemmia, conferiscono alle cantine sociali di riferimento garantendo l’appartenenza ad una filiera tracciata ed integrata.

Vino, derivati della filiera e prodotti nobili

Il vino – prodotto finito in uscita – è frutto del lavoro di 27 cantine e 50 enologi che lavorano assieme tutto l’anno per garantire i massimi standard di qualità e offrire una vasta gamma di tipologie di vino, uniche, distintive e pluripremiate nel panorama italiano e internazionale. Dalla lavorazione del vino si ottengono tonnellate di materia prima, come feccia, vinaccia e vinaccioli, pronte ad essere trasformate in ingredienti e prodotti ad alto valore aggiunto. Attraverso competenze tecnologiche e di processo si ottengono alcoli, mosti ed estratti così come acido tartarico, che diventano nuova materia prima per aziende agronomiche, industriali, farmaceutiche, alimentari e beverage di tutto il mondo.

Scarti vegetali, bioenergia e compost, fertilizzanti naturali

La partnership con Herambiente consente, invece, di raccogliere scarti vegetali dal territorio per produrre energia, elettrica e termica, da fonti rinnovabili rendendo il Gruppo autosufficiente. Grazie agli impianti di digestione anaerobica, che processano sottoprodotti della vinificazione e acque reflue conferite da aziende agro-alimentari italiane, si genera biogas e biometano avanzato. Infine, l’ultimo elemento del ciclo virtuoso sono i fanghi ed ammendanti ottenuti dalla digestione anaerobica che, usati in agricoltura come fertilizzanti naturali, tornano ad arricchire con nuova sostanza organica i vigneti da cui tutto ha avuto inizio.