cassia foglie
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Quali sono le proprietà della cassia? Scopriamole tutte, insieme agli usi e alle controindicazioni da tenere bene a mente.

Appartenente alla famiglia delle Fabaceae, la cassia, il cui nome scientifico è Cassia angustifolia ed è chiamata anche senna, è un arbusto originario di Nord Africa e Medio Oriente. Cresce soprattutto nelle zone dove il clima è caldo e secco e viene utilizzata come rimedio naturale usando la polpa dei baccelli, le foglie e le radici. La proprietà principale che gli viene riconosciuta è quella lassativa. Questa azione è data dalla presenza di antrachinoni, sostanze che stimolano la contrazione della muscolatura del colon e favoriscono l’eliminazione delle feci.

Grazie alla presenza di flavonoidi, mucillagini e fitosteroli, la cassia è in grado di inibire il riassorbimento dell’acqua e dei sali minerali da parte dell’intestino, in modo da incrementare i liquidi presenti e migliorare il volume e la morbidezza delle feci. Pertanto, questo rimedio naturale è utilizzato esclusivamente per combattere la stitichezza.

senna fiori
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Cassia: usi e controindicazioni

La cassia si trova in vendita sotto forma di erba secca, tintura madre ed estratto secco titolato. Nel primo caso si usa come tisana, nella dose di un cucchiaio in una tazza di acqua calda. Si consuma nella dose di una o due tazze al dì. La posologia della tintura è pari a 30 gocce in acqua 2 volte al giorno lontano dai pasti, mentre quella dell’estratto secco titolato è 100-200 mg in un’unica assunzione serale. A prescindere dal prodotto che si sceglie, questo rimedio si usa solo occasionalmente. Mai per più di 3 giorni consecutivi perché in eccesso potrebbe peggiorare la stitichezza e causare forti dolori addominali e diarrea.

Sul versante delle controindicazioni, oltre a quelle appena citate che riguardano la dose e la durata del trattamento, la cassia non può essere assunta da quanti hanno ipersensibilità ad uno o più componenti. Inoltre, è sconsigliata a quanti soffrono di disturbi gastrointestinali, colite, diverticolosi, occlusione intestinale o di malattie epatiche, renali o cardiache. Ovviamente, è vietata anche in gravidanza e durante l’allattamento.