
La bresaola è davvero light come vogliono farci credere? La realtà non è proprio questa ed è bene conoscerla.
Considerato il salume più light in assoluto, la bresaola viene spesso consigliata nelle diete e nelle alimentazioni poco caloriche. Eppure, parliamo di un prodotto non proprio salutare, fatto spesso con carne proveniente da allevamenti intensivi e con percentuali più o meno alte di additivi. Nato nella nostra bellissima Valtellina, questo affettato oggi ha ben poco di italiano. Gran parte della materia prima proviene dal Sud America, soprattutto dal Brasile, e spesso viene importata direttamente congelata.
Nella maggior parte dei casi, si utilizza carne di zebù, un bovino originario di Asia e Africa, introdotto in Brasile all’inizio del Novecento e incrociato con la razza francese Charolaise. Sono pochi, pochissimi, i produttori che scelgono animali allevati in Italia. Questo significa che anche quando acquistate un prodotto presentato come bresaola della Valtellina IGP la materia prima potrebbe essere estera. Come sempre, la nostra legislazione prevede che per avere l’etichetta Made in Italy serva solo l’ultimo passaggio di produzione.

Bresaola: che parte di animale è e quando non mangiarla
Per la bresaola, così come stabilito dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), si usano i tagli più pregiati, magri e compatti della coscia del bovino, come: fesa, punta d’anca, sottofesa, magatello e sottosso. Come tutti gli altri salumi, anche questo prevede una serie di ingredienti aggiuntivi che servono sia alla conservazione che al gusto. Parliamo di: sale, zuccheri (destrosio, fruttosio), spezie e aromi naturali (rosmarino, ginepro, alloro, chiodi di garofano), nitriti e nitrati e acido ascorbico. In alcune varianti, poi, si aggiunge il vino.
Questi additivi, seppur siano utilizzati nei limiti di legge, devono essere sempre considerati. In conclusione, la bresaola è sicuramente l’affettato più magro tra quelli esistenti, ma resta un alimento poco salutare, che va consumato una volta ogni tanto, possibilmente scegliendolo davvero made in Italy. In ogni modo, è sempre meglio mangiare una fetta di carne ‘fresca’, ovviamente non proveniente da allevamenti intensivi.









