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Dall’Università di Binghamton arriva la batterie MFC (microbial fuel cell) che funziona a saliva

Molte zone del mondo non hanno accesso alla corrente e non dispongono dei fondi per poter costruire impianti per produrre energia. Esistono quindi delle realtà alternative, meno articolate e più alla portata di tutti, per aiutare qualcuno in difficoltà. Ecco che nascono le batterie a saliva.

Le batterie

Nata dei laboratori dell’Università di Binghamton grazie al prof. Seokheun Choi, è una MFC (microbial fuel cell), una pila biologica. Il funzionamento è davvero semplice. Le celle della batteria sono fatte di carta e contengono batteri capaci di trasmettere energia elettrica attraverso le proprie cellule. Tali batteri, però, sono congelati e inattivi fin tanto che non vengono bagnati con la saliva. Le cellule esoelettriche rimangono dormienti ma basta una sola goccia per risvegliarle e alimentarle. Presentate a gennaio scorso presso un convegno di microelettronica di Las Vegas a seguito di un lavoro di ricerca di cinque anni, sono state subito ribattezzate papertronics.

Gli usi possono essere vari: per esempio ad alimentare dei micro-sensori in apparecchi diagnostici, utili per eseguire test medici sul campo. Parliamo di zone di guerra o molto povere, prive in larga parte di energia elettrica. La potenza richiesta per alimentare tali apparecchiature è davvero limitata e quindi le papertronics sono in grado di soddisfarla senza problemi. Inoltre, hanno il vantaggio di essere più economiche rispetto alle batterie tradizionali e a qualsiasi altra forma di tecnologia atta a produrre energia elettrica. Grazie a consumi così ridotti, la batteria a saliva risulta anche poco inquinante.

La principale criticità della batteria a saliva è la scarsa potenza che riesce a produrre. Mettendo in serie 16 celle sullo stesso foglio di carta è possibile far accendere una lampadina al led.