AGRICOLTURA
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L’agricoltura biologica detiene quote di mercato crescenti e riceve sempre più attenzione da parte dei consumatori, ma soffre generalmente di cali produttivi significativi

“Sì alle buone pratiche di ricerca biologica, alla trasparenza delle informazioni e alla tracciabilità agroalimentare. No alla deregolamentazione della ricerca sui ‘nuovi OGM’ e alla contaminazione delle filiere, pericolosa sia per l’agricoltura bio, che per i consumatori”. Così AssoBio annuncia la firma di un protocollo di intesa con la Fondazione “Seminare il futuro” e commenta la recente approvazione del Parlamento alla norma contenuta nel decreto governativo sulla siccità, che rende possibile la coltivazione in campo, per ricerca e sperimentazione, delle cosiddetti TEA – Tecniche di evoluzione assistita, senza nessuna limitazione.

La Firma del protocollo arriva in un momento di doppia difficoltà per il comparto. Prima di tutto, la carenza di sementi bio: l’agricoltura biologica detiene quote di mercato crescenti e riceve sempre più attenzione da parte dei consumatori, ma soffre generalmente di cali produttivi significativi rispetto ai sistemi basati sull’impiego di input chimici di sintesi, in parte a causa dell’assenza di materiale genetico realizzato per questa metodologia di coltivazione.

La nuova norma che considera le NGT assimilabili alle varietà tradizionali potrebbe concretizzare il rischio di non poter più distinguere il prodotto biologico da uno convenzionale

“Le sementi specifiche per il biologico rappresentano un punto strategico per il futuro dell’agroecologia. Per questo è fondamentale che vengano attuate le novità contenute nel nuovo Regolamento europeo sul biologico che riguardano la possibilità di utilizzare materiale eterogeneo che ne migliora la capacità di adattamento al territorio e al cambiamento climatico e su questo FederBio sta lavorando da tempo – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Riteniamo inoltre prioritario spingere per il Piano sementiero contenuto nella legge sul biologico anche per favorire investimenti in Ricerca e Innovazione per realizzare varietà di sementi adatte alle specificità del biologico e superare definitivamente il regime delle deroghe che non rappresenta più il livello complessivo cui è arrivata l’agricoltura bio. Un plauso quindi all’impegno della nostra associata AssoBio che, con l’accordo con la fondazione Seminare il futuro, va proprio in questa direzione”.

In secondo luogo, la nuova norma che considera le NGT assimilabili alle varietà tradizionali potrebbe concretizzare il rischio di non poter più distinguere il prodotto biologico da uno convenzionale, almeno per quanto riguarda l’assenza di modificazioni genetiche, a causa del “via libera” indistinto alle New Genomic Techniques (NGT). Senza un serio e completo metodo di tracciabilità e demarcazione tra le filiere, il settore del biologico potrebbe dunque perdere un tratto alternativo fondamentale, che esclude le NGT dal processo produttivo.

Giovanni Girolomoni, presidente di Seminare Il futuro: “Con il biologico si sono mantenute alcune delle buone pratiche millenarie della civiltà contadina, ma negli anni il bio si è sempre aperto alla ricerca e alla innovazione”

“Spesso si vuol far passare il biologico come un ritorno al passato. Con il biologico si sono mantenute alcune delle buone pratiche millenarie della civiltà contadina, ma negli anni il bio si è sempre aperto alla ricerca e alla innovazione, perché la sfida della maggior produttività se la pone anche il settore bio – afferma Giovanni Girolomoni, presidente di Seminare Il futuro. Come in passato con la chimica di sintesi, poi con gli OGM, ora con le Nuove Tecniche Genomiche, ci si vuole illudere che con soluzioni tecnologiche possiamo risolvere qualsiasi problema di sostenibilità e di fame nel mondo. Il rischio è quello di concentrare nelle mani di pochi, tecnologie da cui diventeremo dipendenti. I semi sono l’emblema di questo rischio, infatti oggi, quattro grandi aziende controllano il 60% del mercato internazionale delle sementi. Le stesse multinazionali che producono anche fertilizzanti pesticidi e fungicidi necessari per un’agricoltura di tipo industriale. Alla base di tutto c’è quindi il seme. Mancano semi adatti all’agricoltura biologica, semi liberi da manipolazioni genetiche, da oligopoli e monopoli economici, liberi di essere auto riprodotti dagli agricoltori e 100 % adatti a un’agricoltura biologica. Semi che si adattino ai cambiamenti climatici e diano un cibo di qualità nel rispetto della biodiversità dei campi.

Promuovere il biobreeding in Italia attraverso il finanziamento di progetti di ricerca

Per questo nasce “Fondazione Seminare il futuro”, che vuole promuovere il biobreeding in Italia attraverso il finanziamento di progetti di ricercaL’intesa con AssoBio rafforza questa visione, dimostrando che il bio si differenzia anche nella capacità di innovare, perché lo fa in un’ottica agroecologica di lungo termine mettendo al centro l’interesse degli agricoltori e dei consumatori.”

“Sosteniamo la ricerca di “Seminare il Futuro” perché riteniamo fondamentale la conservazione della biodiversità attraverso il recupero, la rigenerazione e la coltivazione delle varietà antiche e locali – afferma Nicoletta Maffini presidente di AssoBio – Altrettanto importante è favorire la ricerca e la selezione dei semi più adatti a un’agricoltura sana e rispettosa della salute dell’ambiente e dell’uomo. Questo accordo ribadisce anche la nostra contrarietà alla deregolamentazione dei nuovi OGM che metterebbe a rischio l’intero comparto biologico. Per AssoBio, infatti, sono indispensabili regole chiare che impediscano i casi di contaminazioni anche accidentali.”