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Viterbo ed Ercole

Viterbo si adagia nell’area geografica dell’alto Lazio nota come La Tuscia. Svariate sono le congetture, talvolta di origine fantasiosa, sulle origini di Viterbo. Così come per Roma, anche la sua fondazione affonda nel mito. Secondo una leggenda Ercole si trovò nel territorio circostante, nella foresta Cimina, dove sconfisse un leone. Quest’ultimo è diventato un simbolo di Viterbo. L’animale e l’associazione a un figura come Ercole sono stati interpretati come una invocazione da parte degli Etruschi di difesa e protezione dalle frequenti invasioni romane.
Etruria, antico nome attributo a Viterbo, fu in perenne competizione con Roma.
Nel Medioevo contava 60.000 abitanti contro i 18.000 di Roma che, tra l’altro, sorgeva su un territorio paludoso e malsano.
Il nome di Viterbo viene anche collegato all’acronimo FAUL, risultanza delle iniziali dei quattro centri storici principali, e compare anche nell’araldica cittadina.
La singolarità di Viterbo consiste da un lato nella sua ferma e risoluta scelta di distinguersi da Roma, nell’essere stata il fulcro di un popolo passato alla storia come “pacifista”, con una società dove la figura femminile aveva un ruolo molto più nobilitato nelle sue funzioni. C’erano a Viterbo, infine, diverse correnti eretiche che il papato cercava di spegnere sul nascere.

I viterbesi e la religione

A differenza di altri centri assoggettati al papato, i viterbesi non furono dei fedeli spettatori. La patrona della città, Santa Rosa, nel Duecento, fu una moderna partigiana. Sosteneva i guelfi e si oppose all’insediamento di Federico II.
Il primo conclave si tenne a Viterbo: all’indomani della morte di papa Clemente IV, trascorsi tre mesi, i viterbesi, spazientiti, rinchiusero a pane e acqua i cardinali nel Palazzo dei Papi finché non convennero sull’elezione di Gregorio X.

La leggenda di Galiana

Il centro di Viterbo, circondato da una cinta muraria con accesso tramite porte, si può visitare agevolmente partendo da Piazza del Plebiscito dove, accanto alla chiesa si Sant’Angelo e Palazzo Podestà, è collocato il sarcofago di Galiana. Leggenda vuole che questa donna viterbese fosse dotata di una tale bellezza che, come quella di Elena, è stata il pomo della discordia di una contesa tra viterbesi e antichi romani.
Nel tempo, la fama di Viterbo si è legata al binomio di città delle belle donne e delle belle fontane.

Stili architettonici e luoghi storici

Il centro racconta del passaggio di personaggi illustri, del soggiorno di famiglie di alto rango, ma anche di una cittadinanza attiva. Nel campo religioso, sociale, politico.
Numerosi i palazzi di pregio come Palazzo Farnese e le fontane che abbelliscono le piazze con motivi simbolici.
L’impronta medioevale è visibile in arcate, loggette e scalinate di alcune vie come Via dei Pellegrini.
Un’area che si lega alla Storia di Italia si snoda da Piazza delle Erbe, lungo Corso d’Italia dove vi soggiornarono personaggi come Cristina di Svezia.
Questa zona della città è stata in epoca risorgimentale una tappa di sosta per prendere un caffè presso l’attuale Gran Caffé Schenardi. Tra i tanti di passaggio Garibaldi e Marconi.
Per la città, collegata a Roma da Via Cassia, ebbero un ruolo decisivo alcune nobili famiglie. Soprattutto i Farnese, originari proprio di Viterbo, e che hanno influito notevolmente sulla storia di Roma.