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Aumenta il fatturato globale delle case d’aste nel 2021 che tocca il 67,4% rispetto al 2020, superando anche i livelli pre-Covid

Il 2022 è stato un anno record per il fatturato delle case d’aste. La notizia è riportata da “Il giornale dell’arte” che rimanda all’Art&Finance Report 2022 di Deloitte, uscito di recente. Sono stati superati anche i livelli pre-Covid, mantenendo costante l’andamento positivo registratosi nel 2021. I numeri in effetti dimostrano come nel 2021 la crescita del fatturato complessivo del campione di case d’asta è stata del 67,4% rispetto al 2020 e del 17,7% rispetto al 2019

Si investe di più in arte e beni da collezione

Un dato notevole emerso dal report è che nonostante la crescita del numero di aste online, verso cui sono orientate maggiormente le generazioni più giovani, c’è stato un vero e proprio cambiamento nell’approcciarsi alle aste da parte dei compratori. Si è difatti intensificato il legame tra arte, beni da collezione e investimenti finanziari. Questo dipende non tanto da un aumento dell’interesse verso l’arte e per la cultura, quanto dalla grande disponibilità di liquidità a livello internazionale. Rispetto al passato, tuttavia, oggi si parla di cifre considerevoli e i gruppi elitari che comportano lo spostamento di grandi quantità di denaro lo fanno solitamente tramite consulenti che richiedono dopo un ritorno dall’investimento.

In aumento i gestori patrimoniali

Il rapporto Deloitte indica che la quota di gestori patrimoniali che si occupano di consulenza nel settore arte e beni da collezione è passata dal 39% nel 2011 al 78% nel 2021. Una variazione che sarà sempre più tangibile con le nuove generazioni. Tra i più giovani (sotto i 35 anni), il 64% dichiara uno specifico interesse all’aspetto finanziario dell’acquisto di opere d’arte, mentre tra i collezionisti più anziani la percentuale è ferma al 30%.