Anina

Ecco Anina, l’azienda israeliana di tecnologia alimentare, in grado di riutilizzare vegetali “brutti” per ricavare piatti pronti

Ormai si sa, la bellezza non è tutto, eppure in cucina risulta essere ancora un elemento fondamentale nella scelta di cosa mangiare e cosa no. I venditori lo sanno bene, per questo preferiscono proporre un prodotto visivamente bello, rispetto ad un altro più buono, ma con qualche imperfezione. Purtroppo questo porta ad un incredibile spreco di cibo, gettato via solo perché non piacevole alla vista. Il fenomeno interessa soprattutto frutta e verdura, spesso considerate troppo piccole, non uniformi nel colore della buccia o deformate. Fortunatamente, nell’ultimo periodo, molte realtà hanno compreso il problema ed hanno deciso di fare qualcosa per fermare questo spreco così insensato; uno di questi è Anina.

Anina è una startup di origine israeliana, nata allo scopo di recuperare le verdure imperfette, per trasformarle in “bacelli” di pasti pronti. Ognuno di questi bacelli contiene la metà della dose giornaliera consigliata di due tipologie di verdure. Il risultato è un piatto ricco di proteine e fibre, senza l’aggiunta di coloranti o conservanti, disponibile in tre versioni: Mediterraneo, Primavera italiana e Vietnamita.

Anat Natan, co-fondatrice e CEO di Anina ha confessato che “l’obiettivo dell’azienda è quello di recuperare questi alimenti, dando loro nuova vita, trasformandole in qualcosa di artistico, che piaccia alla vista”. Il risultato della trasformazione di questi prodotti, secondo Anat Natan è un pasto equilibrato e delizioso con tutti i nutrienti di cui si ha bisogno. Le materie prime di cui sono costituiti i bacelli provengono direttamente dagli agricoltori; un buon affare anche per loro, visto che si tratta di una parte del raccolto che solitamente non riescono a vendere. Gli ortaggi vengono poi tagliati finemente e conditi con erbe e spezie.

Le capsule di Anina guardano al futuro, ad un mondo sostenibile, che combatte gli sprechi e rispettoso dell’ambiente. Sempre più aziende stanno operando in questa direzione, l’Italia non è esclusa; tra le prime iniziative abbiamo infatti quella di Babaco.