Palazzo Vitelleschi, Tarquinia (Shutterstock.com)

Un viaggio ecosostenibile nel Lazio meno conosciuto dove ci si può spostare anche solo con i mezzi pubblici

Come annunciato nell’articolo “Alla scoperta dell’Italia sconosciuta con i mezzi pubblici? In Tuscia si può”, vi accompagneremo in Tuscia, nella Lazio meno conosciuta, alla scoperta degli etruschi, che proprio in questa parte d’Italia vissero fino al IV secolo a.C. La particolarità di questa zona è dettata dal fatto che non esiste il turismo di massa e quindi si può trascorrere non solo una vacanza tranquilla, ma anche sostenibile, dal momento che tra le altre cose è possibile muoversi anche solo utilizzando i mezzi pubblici. La terza tappa di questo tour è Tarquinia.

Tarquinia

Tarquinia è una meravigliosa città della Tuscia meridionale, in provincia di Viterbo, dalla quale dista circa 40 chilometri. Posta su un colle a 133 metri di altitudine, vanta una vista mozzafiato sulla valle del fiume Marta e sul mare della costa tirrenica. La città è famosa per il suo preziosissimo patrimonio storico, necropoli dal valore inestimabile riconosciute, dal 2004, come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Tarquinia è però una preziosa risorsa anche sotto l’aspetto naturalistico, il territorio ospita infatti la Riserva naturale Saline di Tarquinia, area protetta destinata al ripopolamento animale.

Luoghi d’interesse

Tarquinia è il luogo “più etrusco” della Tuscia: la Necropoli di Monterozzi (che prende il nome dal colle dove si trova) è in assoluto la più importante del Mediterraneo e conta circa 6mila sepolture, le più antiche delle quali datate VII secolo a.C. Tra queste, circa 200 contengono una serie di affreschi (a Tarquinia si usava decorare con pitture i sepolcri delle famiglie aristocratiche) e nella porzione di necropoli aperta al pubblico, in località Calvario, sono attualmente visitabili 22 ipogei. Ve ne sono di splendide e ben conservate. Le tombe sono della tipologia a tumulo, con camere scavate direttamente nella roccia. Tra le tombe più importanti quelle del Guerriero, delle Leonesse, degli Auguri, della Pesca e della Caccia, dei Festoni degli Scudi, del’Orco, dei Leopardi e dei Giocolieri.

Prima di visitare la necropoli, è opportuno fare tappa al Museo nazionale etrusco di Tarquinia. Ospitato all’interno dell’antico Palazzo Vitelleschi di Tarquinia, il Museo è dedicato all’esposizione di reperti di epoca etrusca e romana. Venne inaugurato nel 1924 grazie alla fusione di due importantissime collezioni del XIXI secolo, la raccolta comunale e la collezione privata conti Bruschi-Falgari. Vi si possono visitare gli affreschi originali trasferiti direttamente dalle tombe della Necropoli di Monterozzi, ricostruzioni di tombe e sculture, ma il pezzo da vedere assolutamente, il più famoso e unico al mondo, sono i Cavalli alati, provenienti dall’Ara della regina.

Da visitare anche Palazzo Vitelleschi, sede del Museo nazionale tarquiniese, i cui lavori per la costruzione iniziarono nel 1436 e terminarono nel 1490. Il palazzo fu commissionato dal cardinale condottiero Vitelleschi. Al progetto originario partecipò, con molta probabilità, Michelozzo Michelozzi, celebre architetto fiorentino. L’edificio è oggi inglobato nelle vecchie mura della città e mostra i segni del passaggio dall’architettura gotica a quella rinascimentale. L’edificio è notevole, con la sua scalinata, la loggia e le grandi finestre, ma il suo aspetto più interessante è certamente rappresentato dalla collezione di opere etrusche, la seconda per importanza dopo Roma e Firenze.

Anche il Palazzo comunale merita di essere visitato. Sorge in piazza Matteotti, accanto alla Chiesa del Suffragio e davanti alla Chiesa di San Leonardo, di fronte alla fontana in stile barocco costruita nel 1724. L’edificio venne costruito nell’XI secolo e più volte modificato nel corso degli anni. Gli interni sono decorati con affreschi raffiguranti leggende e storie della città di Tarquinia, realizzati tra il 16289 ed il 1631 da Camillo Donati. Questi affreschi ritraggono Re etruschi di Roma, il massacro di Federico II, Gregorio V e il cardinale Vitelleschi, celebrato come il “Terzo fondatore di Roma”.

Oltre al ricco patrimonio di chiese, da non perdere è il Duomo di Santa Margherita. Di origine antica, questo edificio venne parzialmente distrutto da un incendio e ricostruito nel 1656. Dell’originaria struttura, rimane solamente il presbiterio. Al suo interno si trova uno dei cicli di affreschi più belli di tutto l’Alto Lazio, realizzato da Antonio Massari, detto “il Pastura”, e raffiguranti alcune scene della vita della Vergine (1508-1509), tre affreschi raffigurano Profeti e Sibille (David, Giosuè e Isaia) ed un quarto affresco l’Incoronazione della Vergine. Altri bellissimi affreschi raffigurano la Nascita di Maria (sulla sinistra) e lo Sposalizio della Vergine (sulla destra).

Infine, c’è Palazzo Vipereschi, che venne costruito utilizzando parzialmente la struttura del palazzo rinascimentale dei Vipereschi (sec. XV) e risale agli anni del pontificato di Pio V (1775-99). L’esecuzione fu affidata a P. G. Massei, decano dei Conservatori della città di Roma nel 1782. Sul lato del palazzo che si affaccia su via della Salute è ancora visibile un finestrone con l’insegna della famiglia. Dal 1627, durante il pontificato di Urbano VIII, il palazzo, trasformato in carcere, iniziò ad ospitare gli ecclesiastici che si erano macchiati di colpe. Oggi è sede dell’Università Agraria di Tarquinia.