L'orco nel Sacro Bosco di Bomarzo, Lazio (Shutterstock.com)

Un viaggio ecosostenibile nel Lazio meno conosciuto dove ci si può spostare anche solo con i mezzi pubblici

Come annunciato nell’articolo “Alla scoperta dell’Italia sconosciuta con i mezzi pubblici? In Tuscia si può”, vi accompagneremo in Tuscia, nella Lazio meno conosciuta, alla scoperta degli etruschi, che proprio in questa parte d’Italia vissero fino al IV secolo a.C. La particolarità di questa zona è dettata dal fatto che non esiste il turismo di massa e quindi si può trascorrere non solo una vacanza tranquilla, ma anche sostenibile, dal momento che tra le altre cose è possibile muoversi anche solo utilizzando i mezzi pubblici. La decima tappa di questo tour è il Parco dei mostri di Bomarzo.

Parco dei mostri di Bomarzo

Bomarzo è un borgo in provincia di Viterbo e il Parco dei mostri o Sacro Bosco di Bomarzo, nacque nel 1550, dal progetto del principe Vicino Orsini e dell’architetto Pirro Ligorio. Unico nel suo genere, non mantiene alcuna caratteristica dei giardini all’italiana. Infatti, si alternano in maniera a prima vista casuale architetture insolite e sculture enigmatiche che rappresentano mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici, la cui realizzazione fu probabilmente affidata a Simone Moschino. Alla morte di Orsini, nessuno si curò del parco e di ciò che custodiva, solo più recentemente personaggi del calibro di Dalì e Goethe ne riconobbero l’eccezionalità e gli restituirono l’attenzione e la fama che merita.

Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie. Al suo interno si trovano le sculture in basalto, i famosi mostri. L’attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è quello originario, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso. Non si conosce l’originario scopo con cui il parco è stato costruito, molte le ipotesi, la più probabile quella che vedrebbero il luogo come un “percorso iniziatico”. Inoltre, le misteriose sculture che si possono ammirare oggi, sono solo alcune di quelle che originariamente popolavano il parco.

Il percorso iniziatico

Il Sacro Bosco rappresenterebbe un vero e proprio libro scolpito nella pietra, avente il duplice scopo di guidare il neofita alla purificazione dell’anima e alla conoscenza di sé. Un itinerario iniziatico che ricalcherebbe nella stessa struttura paesaggistica il cammino illustrato da Dante nella Divina Commedia.

Una metafora della discesa all’Oltretomba. Chi visitava il Sacro Bosco di Bomarzo percorreva quindi, un itinerario iniziatico dove le varie tappe, simboleggiate dalle diverse figure, «corrispondono alle varie prove che l’anima deve compiere per elevarsi». In tale contesto, ogni figura e ogni scena presente nel Parco dei Mostri rappresenterebbero dunque una delle tappe necessarie a percorrere un cammino verso la conoscenza e la verità. 

Le Sfingi

All’entrata del Parco dei Mostri ci sono due sfingi. Simbolo dell’enigma e del dubbio, su una di loro si legge: «Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o per arte», come ad ammonire lo spirito che tende all’elevazione affinché rifletta sulla fallacia delle apparenze e tenti di percepire il significato e l’insegnamento risposti in ogni scultura che incontrerà lungo il suo cammino.

Ercole e Caco

Continuando verso destra (il sentiero a sinistra, bordato da inquietanti volti di peperino, termina in pochi metri di fronte ad un enorme mascherone), e proseguendo ancora leggermente a destra, s’incontra una delle prime figure importanti ed imponenti del Parco dei Mostri. Si tratta di un gigante – forse Ercole – che squarcia la sua vittima – forse Caco – lacerandola «come lacerata è l’anima che inizi il cammino verso la conoscenza». Qui vi sono alcune delle opere più misteriose e spettacolari del Sacro Bosco, tra cui un pesce e una tartaruga giganti e il Pegaso.

La Casa Pendente

Dopo essersi lasciati alle spalle un ninfeo e un teatro, giunti quasi a metà del percorso, ci si ritrova davanti ad una delle opere più curiose del parco. Si tratta della cosiddetta “Casa Pendente”, piccolo gioiello d’architettura rinascimentale. Questa, pare voler simboleggiare la sensazione di vertigine provocata proprio da quella caduta delle sicurezze morali sociali che l’anima deve “sopportare” per continuare il cammino verso la verità.

La Porta degli Inferi

Proseguendo, ci s’inoltra nel punto più spettacolare del complesso, una radura che ospita figure incredibili quanto enigmatiche. Un Nettuno disteso, un magnifico drago che assalta la sua preda, un elefante che stritola un guerriero, un balcone contornato da coppe recanti sentenze ermetiche. Questa radura è dominata sullo sfondo dalla visione spaventosa e magica dell’Orco, la scultura più nota del parco.

Il Mascherone, da molti interpretato quale “Porta degli Inferi”, assume tratti differenti a seconda dell’ora. Arriva infatti, a deformare la propria stessa espressione, mentre le sue fauci spalancate permettono al visitatore di entrare in una stanza angusta. In questa stanza, che riproduce l’atmosfera di una tomba etrusca, si trova un tavolino su cui poter addirittura banchettare. Ciò che colpisce è la frase scolpita sulle sue labbra: «ogni pensiero vola».

Cerbero

Lasciati alle spalle l’Orco e un’altra ampia radura, si inizia a salire verso la meta conclusiva dell’itinerario, incontrando il Cerbero. Si tratta del cane a tre teste che pare presentarsi quale guardiano del Tempietto.

Il Tempietto

Il Tempietto sorge alla sommità del parco, ma in diretta corrispondenza dell’ingresso, quasi a voler tracciare un ideale “anello magico”. La “sacra conoscenza” infatti, domina il visitatore che inizia il cammino alchemico di trasmutazione della propria anima da “materia vile” a “materia nobile”, e completa questo stesso viaggio esoterico nei meandri della coscienza, donando all’illuminato (ossia a chi abbia saputo decifrare il significato delle sentenze e delle metaforiche immagini) la più alta virtù, quella del “viver bene”, del trascendere l’egocentrica miseria dei vizi e dei capricci umani, e del protendere l’anima verso l’estatica libertà dell’infinito e dell’eterno.

Il Sacro Bosco di Bomarzo è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19, o al tramonto in inverno. Il biglietto costa 10 euro.