Vanessa Marenco Atlante Insolito
L'autrice Vanessa Marenco (Archivio V. Marenco)

Vanessa Marenco, viaggiatrice e scrittrice, racconta da anni il suo “vagabondare” per il mondo

Il suo è un invito al viaggio “attraverso luoghi inusuali che sono rinati, che si sono re-inventati, o che non si sono ancora realizzati completamente. Più si vede il mondo e più si capisce che là fuori c’è splendore dove meno ce l’aspetteremmo: queste storie raccontano di come anche una fabbrica abbandonata di Detroit possa essere uno scrigno della Storia e possa pertanto ricondurci dove tutto è cominciato“.

Pubblicate nel settembre del 2019, le 235 pagine di questo libro edito da AlpineStudio, suddivise in 20 capitoli, accompagnano alla scoperta di luoghi che stanno cambiando o scomparendo e che nonostante abbiano in sè una grande bellezza sono spesso lasciati fuori dalle tradizionali rotte del turismo.

L’autrice scrive dell’Italia, delle spiagge “caraibiche” di Rosignano Solvay in Toscana e del cimitero delle Fontanelle nel rione Sanità di Napoli, con le sue capuzzelle (i teschi) per poi narrare delle Torri del Silenzio a Yazd, in Iran; di Mostar, dove il Novi Most ha preso il posto dello Stari Most, il Vecchio come lo chiamano in Bosnia Erzegovina; degli Stati Uniti con Salton Lake, uno dei peggiori incubi ecologici a stelle e strisce, di Arcosanti in Arizona, del parco acquatico di Lake Dolores in California. E poi dell’India, di Malta, del Turkmenistan, della Serbia e di tanti altri angoli del mondo protagonisti di quello che ha definito “L’Atlante dell’Insolito”, che è poi il titolo del libro, dove con grande bravura è riuscita a delineare una geografia in movimento fra “il declino e la grazia dei luoghi visitati”.

Vanessa ha viaggiato in auto, in treno e in bus, da sola o con amici e compagni fidati, sulle tracce di città, monumenti, persone e tutto ciò che è scomparso (o è in via di farlo) per indagare cosa realmente sia andato storto.

C’è qualche ricordo di questo tuo viaggiare “non convenzionale” a cui tieni in particolar modo? “In India, nel Bandhavgarh National Park, nel Madhya Pradesh ho visto le tigri in libertà. Prima, in lontananza, due cuccioli. In un primo momento ho scattato centocinquanta foto, tutte mosse; poi ho abbassato la Nikon perché ho capito che delle fotografie in fondo non mi interessava più di tanto. Volevo vivere quel momento. Mi tremavano le mani dall’emozione, vedere quei due piccoli che scorrazzavano in mezzo alla natura ha reso quella giornata una delle più indimenticabili della mia vita da viaggiatrice. Erano liberi, al sicuro – racconta Vanessa – Non potevo sapere in quell’istante che il meglio doveva ancora venire. Poi, Lei. Era sdraiata sotto un albero e la sua pelliccia era decorata da strisce nere. Sapevo di essere al cospetto di un essere unico, non esiste una tigre uguale all’altra; anche il manto cambia da un fianco all’altro dell’animale. Così grande, eppure così fragile. Si è alzata e dopo qualche passo totalmente disinteressato alla nostra presenza, si è ributtata per terra accanto ad un’altra pianta e ha iniziato a giocare. È stato un momento magico. Poi si è rialzata e si è messa a camminare, lentamente, nella nostra direzione“.

“Un altro viaggio a cui tengo tantissimo è quello in Lituania, paese che chiude anche il mio Atlante – conclude – Mi piace che il libro finisca proprio con un racconto positivo, al centro del quale c’è di nuovo un compagno di strada, o di treno dovrei dire: un ragazzino di 14 anni curioso con cui ho condiviso un pezzo del viaggio che ho fatto nel 2019 in questa parte d’Europa nuova, verde e giovane. Mi piace che la raccolta si chiuda con l’esperimento sociale di Užupis, a Vilnius, oppure con la Kiemo Galerija a Kaunas, dove si stanno cercando soluzioni artistiche per ridare un senso umano all’idea del vicinato”.

Un mondo fatto di storie, quello narrato da Vanessa, in un suggestivo itinerario in cui ogni meta è introdotta da canzoni che in momenti diversi hanno cambiato la vita dell’autrice stessa. Buona lettura!

Per altre informazioni www.skandorinasdiary.com