Vittorio Parigi
Vittorio Parigi si prepara la cena con un fornellino da campeggio (Fonte Vittorio Parigi)

E’ stato compagno di avventura di Nino Cirani nello storico Trans African Tour del 1964 a bordo della Land Rover 109 ribattezzata “Aziza 2”. Ecco come è nato il grande amore per i viaggi e l’Africa di Vittorio Parigi, classe 1937.

A scoprire il mondo ha iniziato da giovane: vacanza in Svizzera per il primo lavoro estivo e imparare il francese, in Irlanda per migliorare l’inglese (e vedere i cavalli, altra sua passione); poi in Italia, a Reggio Calabria, per realizzare un mosaico nella cupola di una chiesa e sulle Dolomiti per sciare sulle pelli di foca. Dormendo in fienili, in tenda o dentro una Citroen 2CV senza i sedili.

Nel 1962 si reca in Egitto per visitare i templi di Abu Simbel con rientro attraverso Siria, Turchia e Iugoslavia. “Eravamo 3 auto: una R4 nuova, una Jeep e una 2CV: all’epoca il tratto di deserto Asswan-Abu Simbel  (ora e’ autostrada) era praticabile solo in fuoristrada, così 3 amici salirono sul Fargo a trazione integrale dei militari e altri 2 sulla nostra Jeep che scaldava in continuazione – racconta entusiasta Vittorio Parigi – Al gruppo si erano aggiunti anche dei ragazzi inglesi con una Land Rover 109 con telino. Fu amore a prima vista! Nonostante la scomodità di viaggiare nel cassone, fu un’esperienza indimenticabile anche perché il Fargo ex USA dei militari, senza filtro aria, ogni tanto zoppicava e la Jeep si scaldava. Naturalmente la Land Rover non ebbe alcun problema in quel percorso e mi convinse subito. Durante il viaggio incontrammo anche una carovana di cammellieri controllati dai militari per problemi di frontiere e di pascoli con i nomadi. Per la prima volta, in quell’occasione, mi resi conto della bravura e del senso di orientamento delle guide nel deserto. Nel tragitto, all’andata, in una sosta, un inglese perse delle chiavi: beh, al ritorno, con le tracce cancellate dal vento, la guida dei militari senza titubanze le ritrovò”.

Proprio in quel viaggio Vittorio s’innamora dell’Africa e inizia i suoi viaggi, numerosissimi e in tutte le parti del continente nero (e non solo).

Dopo l’esperienza d’inizio anni ’60 il futuro architetto programma, assieme a alcuni amici, di recarsi in India e Afganistan, non appena completati gli studi universitari. In quegli anni, cercare notizie senza l’aiuto di internet, che ancora non esisteva, era piuttosto complicato. “Avevamo saputo che un certo Nino (Nino Cirani, n.d.r.) era appena rientrato in Italia proprio dall’India: ci ritrovammo così a casa sua per avere informazioni e ascoltare i suoi aneddoti. Lui stava pensando a un viaggio in Africa e io, memore dei racconti di 2 zii tornati dalla  prigionia in Etiopia e Kenya e attratto dall’entusiasmo e da quella sua sana ‘’pazzia’’ optai subito per il continente nero. Riuscii a laurearmi, a fare l’esame di stato e a vendere la mia amata Balilla e poi dissi ai miei genitori che sarei andato a vedere com’era l’Africa” – prosegue Vittorio.

Tanti viaggi emozionanti e altrettanti veicoli protagonisti di grandi avventure. Il tuo fuoristrada preferito? “Per i viaggi con moglie e figlia senza dubbio l’Unimog 404: lento ma indistruttibile e anche poco costoso se si ha la possibilità di aggiudicarselo a un’asta militare tedesca – spiega Vittorio – Nel lungo periodo di viaggi in compagnia di amici fidati, sulla celebre nave Habib, giù di corsa dall’Italia per un giro nel Tenere’ e ritorno a Tunisi per l’imbarco del rientro, i 4×4 di casa Land Rover non mi hanno mai tradito, neppure nella lunga traversata dell’Erg Chech, fra Algeria e Mali, di 2.000 Km. Lavorando saltuariamente in Africa ho avuto anche modo di ritirare in Kenya, da un amico, una Toyota HJ60 sicuramente molto vissuta ma con scotch e fil di ferro e grazie ai fantastici meccanici locali ho viaggiato per anni dal Sud al Nord Africa senza problemi. Ricordo anche con piacere quando ho preso un Volkswagen T3 e sono partito col gruppo di Claudio Chiodi in direzione di Iran e Dubai: un bellissimo viaggio! Il mezzo si era comportato bene anche se dopo il deserto, nell’ultimo tratto per Bandar Abbas, sono rimasto senza frizione e ho dovuto far rientrare il T3 in container”.

Oggi come viaggi? “Diciamo che sono tornato al primo amore, una Land Rover 110 con motore TDI 300, camperizzata: ho fatto diversi giri turistici in Italia e l’estate scorsa con 2 amici su Iveco 4×4 siamo tornati tutti in Mauritania – conclude Vittorio – Sempre bella la costa mauritana così come le oasi e le cittadine dell’interno nonostante il gran caldo. Ci siamo anche addentrati per fare un giro nel Guelb el Richat, vicino a Ouadane: ricordo ancora quando molti anni prima con altri amici ci ero arrivato partendo dall’Algeria, senza permesso dei militari… aggirati dietro le dune… Purtroppo, in questo periodo con l’emergenza sanitaria ancora in corso è tutt’altro che semplice fare programmi di viaggi all’estero. Ma l’Italia offre così tanti splendidi posti da visitare che non c’è che l’imbarazzo della scelta!”.