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Vera e propria impennata per la vendita delle biciclette, ma mancano i pezzi per assemblarle e le consegne slittano

I fornitori, si sa, ormai sono tutte aziende dell’Asia. Che da mesi non consegnano, consegnano in ritardo, hanno difficoltà e rallentamenti nella logistica. Una situazione che si ripercuote sul mercato delle biciclette: le vendite vanno bene, ma sono rallentate dalla mancanza di materie prime. Secondo le stime diffuse da Confindustria ANCMA, il 2020 è stato per il mercato delle bici un anno da record: oltre 2 milioni di pezzi venduti, +14% le bici tradizionali e +44% le eBike. La pandemia e gli incentivi hanno facilitato il boom di vendite che non si è bloccato neanche nel 2021.

Il mercato sembra essere raddoppiato rispetto a qualche anno fa. Ma il problema sono i costi dei pezzi di ricambio: un carico di container dall’Asia all’Europa è passato da 2mila a 12mila dollari. Una situazione che si sta ripercuotendo su tutta la filiera. Uno dei manager di Atala, in un’intervista al “Corriere della Sera” ha affermato che le ditte italiane aspettano fino a 450 giorni per avere i materiali. Quello che è ordinato oggi, a conti fatti, arriverà nel 2023. Per dare risposte ai negozi le ditte hanno aumentato la produzione, ma se mancano i pezzi la filiera si blocca.

Una possibile soluzione, paventata dalle aziende di biciclette italiane, è quella di riportare la produzione in Italia. Ma si tratterebbe di un percorso lungo diversi anni. In questo modo la componentistica verrebbe prodotta in Italia e si ovvierebbero ai costi maggiorati e ai problemi legati alla consegna e al trasporto. Per farlo, però, le aziende hanno bisogno di un aiuto concreto da parte del Governo e un supporto agli investimenti.