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Nell’attesa di andare a conoscere tutti i dettagli della fase 2 che ci aspetta a maggio, in molti si stanno domandando se il trasporto sostenibile diventerà più importante a livello complessivo. 

In questi giorni, on-line, si leggono tuta una serie di notizie circa le ipotesi su come sarà il mondo dopo il coronavirus. In moltissimi affermano infatti che il nostro modo di percepire il lavoro cambierà e in moltissimi affermano inoltre che il modo di spostarsi cambierà. Il Governo sta infatti ipotizzando di andare a rendere obbligatorio lo smart working per le grandi aziende e di lasciare facoltativo con scelta al singolo dipendente, per tutte le altre aziende. 

Tutte queste sono ipotesi che si stanno valutando attentamente, andando a ragionare anche su un’importante fatto. Dovendo mantenere le distanze sociali anche all’interno dei trasporti, sì ipotizza che mezzi come i tram o metropolitane o autobus di linea, saranno sicuramente molto meno affollati. Le persone non li prenderanno più come una volta, proprio per paura di andare a essere contagiati dal coronavirus. Spostamenti invece in bicicletta, bici elettrica o motorino elettrico, sarebbero quindi delle soluzioni ottimali per andare ad evitare un congestionamento totale delle nostre strade nei primissimi giorni di riapertura. 

Con il lockdown nelle nostre città, sono state purtroppo chiuse tutta una serie di attività connesse con le bici elettriche, aspetto che non è stato sostenuto in Inghilterra dove le officine sono ad esempio tutte aperte e disponibili ad accogliere eventuali problematiche.

L’aria che si respira è quella di una progressiva investitura della bici elettrica e delle altre forme di mobilità sostenibile (come il monopattino elettrico, lo scooter elettrico) nella fase 2 e all’interno delle nostre città. In molti però fanno lo scalino in più e si innalzano ad un concetto di condivisione della bicicletta, anche grazie all’utilizzo di società di bike sharing, scooter sharing e quant’altro. 

Chiaramente tutto questo può essere sviluppato se adeguatamente sostenuto dalle autorità competenti nazionali, e dipende anche molto dalla struttura della città e anche alla distanza media che le persone devono compiere. Questo mutamento di mobilità è infatti assolutamente auspicabile nelle città di piccole o medie dimensioni, ma se pensiamo ad esempio a città importanti come Roma, Milano, Bologna o Firenze, viene complicato pensare che una persona che abita fuori città e che lavora in centro città possa effettuare tutto il percorso in bici elettrica. Servirebbe inoltre un’adeguata infrastruttura per permettere la ricarica dei mezzi di mobilità elettrica direttamente sotto il proprio ufficio.