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Università degli Studi di Perugia (John Silver/Shutterstock.com)

L’Università di Perugia ha presentato il progetto  “ShotEarth – Terre proiettate per una industria delle costruzioni eco-sostenibile e a misura d’uomo”, un’iniziativa interuniversitario che ha ottenuto un finanziamento di 1,5 milioni di euro

Il progetto “ShotEarth – Terre proiettate per una industria delle costruzioni eco-sostenibile e a misura d’uomo”, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, è risultato vincitore nel 2021 di un finanziamento di oltre 1,5 milioni di euro, erogati dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’ateneo di Perugia partecipa al progetto grazie al Ciriaf, il Centro Universitario di ricerca sull’ambiente, nel ruolo di capofila, con l’Università degli Studi di Parma e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia a sostegno.

Come si legge nella presentazione “il progetto nasce per facilitare la transizione verso un’edilizia ad impatto zero ed è fortemente legato a un’idea di sostenibilità veicolata dall’architettura e dall’ingegneria – sottolineano i ricercatori -: dare un nuovo valore alla terra, il più antico materiale da costruzione, per riscrivere i canoni contemporanei dell’abitare attraverso l’ingegnerizzazione di innovativi materiali smart, basati su terre da scavo di recupero, per la costruzione di moduli abitativi eco-sostenibili”.

L’Università prosegue: “La miscela della terra proiettata, infatti, è innovativa e più eco-compatibile rispetto ad una malta tradizionale poiché permette di impiegare direttamente il terreno di scavo a km 0, di utilizzare la sabbia proveniente da scarti industriali anche di origine locale e di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua e di cemento nella moderna industria delle costruzioni civili. Presenta inoltre un costo inferiore rispetto alla malta ordinaria di circa il 30%, oltre al fatto che, re-impiegando terreni di scavo, produce un ulteriore risparmio in termini di smaltimento degli stessi garantendo al contempo benefici notevoli riguardo la riduzione dell’impatto ambientale legato ai cantieri”.

Il progetto ha una durata biennale e gli esiti della ricerca saranno raccolti nella redazione di linee guida sulla tecnologia costruttiva e il monitoraggio delle terre proiettate. L’elaborazione di questi protocolli realizzativi conferisce al progetto grandi potenzialità in termini di ricaduta economica e sociale.