Smart Living
Una ragazza in smart working (Shutterstock)

Con l’avvento della pandemia, la dicitura Smart Working si è portata dietro anche un’accezione negativa del termine. Francesca Folda, nomade digitale, spiega perché dovremmo invece parlare di Smart Living

Smart working? No, Smart Living! Parola di Francesca Folda, giornalista in una vita precedente e ora Direttore Global Communication di Armani Institute in Kenya, India e Brasile. Nell’intervista rilasciata al sito web Nomadi Digitali racconta come dal 2017 il suo lavoro stia tutto in poche cartelle nel cloud del suo computer. Una remote worker a tutti gli effetti, ma con qualche comparsata nei paesi dove Armani Institute ha le sue sedi.

Uno dei concetti più interessanti esposti da Francesca è la piccola differenza linguistica che intercorre fra la dicitura working e living. Smart living, per l’intervistata, è la definizione migliore per descrivere un nomade digitale. Di più: porre l’accento su questo cambio di terminologia, può aiutare quei lavoratori costretti al lavoro in remoto a ripensarsi per poter vivere meglio.

Cos’è smart secondo Francesca? Non correre da casa all’ufficio e ritorno, non essere semplicemente visitatori o turisti di un posto ma veri e propri nomadi che cercando il luogo migliore dove fermarsi. Conoscere le persone del posto, integrarsi con la comunità e offrire il proprio valore. La definizione migliore per chi si sente nomade digitale.