Partita Iva Nomadi Digitali
Partita Iva Nomadi Digitali (Shutterstock)

I nomadi digitali spesso sono freelance e veri imprenditori a tutti gli effetti: uno degli ostacoli da affrontare è l’apertura della partita Iva fra le tanti disponibili

Il mondo del lavoro, negli ultimi anni, è cambiato radicalmente. Il posto fisso ormai non ricopre più la sua posizione di primaria importanza per i giovani: infatti, complice la pandemia, si lavora molto più in modalità smart working, da casa o comunque da remoto.

Anche i nomadi digitali devono essere in regola con il fisco, affidandosi ad un commercialista per scegliere accuratamente il tipo di partita Iva da aprire per svolgere la propria professione. I lavori più ambiti da remoto sono il web marketing, il designer, il fotografo, l’insegnamento e la formazione e l’informatica in generale: ognuna di queste professioni ha una diversa collocazione imprenditoriale a cui attenersi.

Uno dei primi snodi cruciali è quello della nazione in cui aprire la propria attività: chi lavora in Italia è assoggettato al fisco italiano, mentre chi lavora all’estero per meno di 138 giorni rimane soggetto alle leggi italiane, viceversa deve trasferire all’estero la propria tassazione. Nonostante ci sia la possibilità di lavorare tramite prestazione occasionale (solo in alcuni casi, tuttavia) la scelta migliore è quella di diventare un imprenditore autonomo.

I vari step da seguire, in tandem con un commercialista esperto, sono:

  • scelta del Codice Ateco, che caratterizza l’attività svolta
  • scelta del regime fiscale, che fino a 65.000€ di fatturato può essere forfettario
  • apertura della relativa posizione previdenziale, per tutte quelle posizioni che non rispondo a un Ordine Professionale, la soluzione è affidarsi alla Gestione Separata dell’INPS